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Condominio, disabili penalizzati

Una delle conseguenze più imprevedibili (e probabilmente neppure davvero voluta dal legislatore) della riforma della disciplina sul condominio contenuta nella legge 220/2012 – che entrerà in vigore il 18 giugno – è l’elevazione della maggioranza prevista dall’attuale normativa per deliberare le innovazioni dirette a eliminare le barriere architettoniche negli edifici privati.
Si tratta di una previsione che di sicuro non trova alcuna valida giustificazione, eppure l’articolo 27 della legge di riforma modifica l’articolo 2, comma 1, della legge 9 gennaio 1989, n. 13 e stabilisce, con un rinvio al nuovo comma 2 dell’articolo 1120 del Codice civile (il quale a sua volta, rinvia al secondo comma dell’articolo 1136), che l’assemblea condominiale delibera le innovazioni relative all’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio. Invece l’originario (e ancora in vigore fino al 18 giugno) testo dell’articolo 2, comma 1, della legge 13/1989 ha consentito finora di approvare queste delibere, purché adottate in un’assemblea di seconda convocazione, con un numero di voti che rappresenti il terzo dei partecipanti al condominio e almeno un terzo del valore dell’edificio.
Se anche l’obiettivo fosse stato quello di rendere la maggioranza per eliminare le barriere architettoniche più omogenea a quelle previste da altre similari leggi speciali, come l’articolo 26 della legge 10/1991 sul risparmio energetico e l’articolo 2-bis, comma 13, della legge 66/2001 sugli impianti di radiodiffusione satellitare, questa non sembra proprio una valida ragione per elevare una maggioranza “agevolata” che risponde a una esigenza sociale e a un principio costituzionale, come è stato evidenziato dalle più recenti sentenze emesse dalla Corte di cassazione sull’argomento.
Infatti, con la sentenza n. 18334/2012 la Cassazione ha affermato che in generale i rapporti fra condomini devono essere informati al principio di solidarietà condominiale, secondo il quale la coesistenza di più appartamenti in un unico edificio implica di per sé il contemperamento dei vari interessi, e che quindi il principio di solidarietà condominiale trova applicazione, a maggior ragione, per la tutela dei diritti fondamentali dei disabili.
Con la precedente sentenza n. 2156/2012, relativa alla costruzione di un ascensore nella tromba delle scale con riduzione dei gradini, la Cassazione ha stabilito che nell’ambito della valutazione comparativa delle opposte esigenze (da un parte dei portatori di handicap a installare l’ascensore e dall’altra dei condomini a continuare a fruire nella sua interezza della scala, che viene ristretta senza però diventare inservibile), deve prevalere la prima, in conformità ai principi costituzionali della tutela della salute (articolo 32 della Costituzione) e della funzione sociale della proprietà (articolo 42).
Stando così le cose, non si comprende allora il motivo per cui il legislatore della riforma ha deciso di elevare l’attuale maggioranza proprio in un settore che coinvolge interessi talmente delicati e importanti.
Dovendo la nuova disciplina entrare in vigore fra poco più di tre mesi è allora auspicabile che la maggioranza sulle barriere architettoniche venga riportata al suo testo originario prima di quella data.

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