Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Condominio, c’è il disco verde alla riforma della riforma

Miniriforma del condominio promossa dal parlamento. La legge di conversione del decreto destinazione Italia n. 145/2013, la n. 9/2014, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 43 del 21/2/2014, ha confermato tutte le modifiche introdotte alla legge n. 220/2012 di riforma della disciplina del condominio negli edifici, entrata in vigore il 15 giugno 2013, con la sola eccezione relativa alle maggioranze assembleari previste per le delibere sul contenimento del consumo energetico. Ecco novità e conferme.

La maggioranza necessaria per deliberare le misure per il contenimento del consumo energetico degli edifici. In tema di maggioranze assembleari per il contenimento del consumo energetico è stata fatta marcia indietro nella conversione in legge del dl n. 145/2013, che aveva eliminato tale ambito da quello delle innovazioni ex art. 1120, comma 2, c.c., per le quali la legge n. 220/2012 aveva richiesto il quorum deliberativo di cui all’art. 1136, comma 2, c.c. Ebbene, la soppressione di tale ambito dall’art. 1120, comma 2, c.c. è stata quindi a sua volta soppressa dalla legge di conversione, riportando la relativa disciplina a quella in vigore dallo scorso 18 giugno 2013. Di conseguenza d’ora in poi per decidere l’adozione di misure atte al contenimento del consumo energetico negli edifici condominiali occorrerà nuovamente applicare la maggioranza degli intervenuti alla riunione che rappresenti almeno la metà dei millesimi del valore dell’edificio (art. 1136, comma 2, c.c.).

Importanti chiarimenti in tema di fondo speciale obbligatorio per le innovazioni e i lavori straordinari. La costituzione obbligatoria di un fondo speciale di importo pari all’ammontare dei lavori approvati dall’assemblea in tutti i casi di opere di manutenzione straordinaria e di innovazioni era stata la novità più importante del restyling dell’art. 1135 c.c. operata dalla legge n. 220/2012. Questa nuova previsione aveva però comportato una serie di problemi interpretativi. Secondo una prima e più rigorosa tesi, infatti, il condominio avrebbe avuto l’obbligo di costituire detto fondo, ossia di versare e accantonare integralmente le relative somme di denaro, prima dell’avvio dei lavori. Tuttavia, così facendo, si sarebbe di fatto subordinato l’inizio delle opere dirette a realizzare innovazioni o manutenzioni straordinarie alla previa implementazione del fondo, con un evidente rischio di paralisi dei lavori condominiali. Per questo motivo altri autori avevano invece ritenuto sufficiente la deliberazione assembleare di costituzione del fondo contestualmente a quella di approvazione dell’appalto, suggerendo di collegare la scadenza delle singole rate di pagamento allo stato di avanzamento dei lavori stabilito nel relativo contratto. E proprio questa è stata la soluzione prescelta dal legislatore, che ha espressamente confermato la possibilità che condominio e impresa utilizzino opportunamente lo strumento contrattuale quale mezzo per contemperare le opposte esigenze di celerità nell’avvio dei lavori e di garanzia del saldo delle opere realizzate.

La semplificazione dell’anagrafe condominiale. Confermati i chiarimenti introdotti dal dl n. 145/2013 in materia di anagrafe condominiale. Era, infatti, stato evidenziato come la parte relativa alle condizioni di sicurezza del testo introdotto dalla legge n. 220/2012 dovesse essere riferita alle proprietà esclusive, ovvero alle singole unità immobiliari di proprietà dei condomini, sia perché il nuovo adempimento dell’anagrafe riguardava proprio le informazioni relative a questi ultimi sia perché l’amministratore condominiale aveva ovviamente già l’obbligo di conservare la documentazione relativa alla sicurezza dei beni e degli impianti comuni. Ci si chiedeva, allora, come avrebbe fatto nella pratica l’amministratore ad acquisire le informazioni relative alle unità immobiliari di proprietà esclusiva in tutti quei casi in cui il proprietario non avesse fornito spontaneamente questi dati e se il legislatore avesse effettivamente voluto trasformare quest’ultimo in una sorta di poliziotto.

La risposta, come anticipato, è venuta dallo stesso legislatore con l’intervento d’urgenza della fine del mese di dicembre del 2013. E si è trattato di una risposta chiara, in quanto è stato fugato qualsiasi dubbio sul fatto che l’amministratore condominiale non abbia alcun dovere di verificare le condizioni di sicurezza degli impianti delle unità immobiliari di proprietà esclusiva.

Tuttavia, se questo era lo scopo della novella, forse sarebbe stato più ragionevole espungere dall’art. 1130 c.c. e dall’anagrafe condominiale qualsiasi riferimento alle condizioni di sicurezza, piuttosto che operare una specificazione del tutto superflua e sovrabbondante dal punto di vista giuridico, oltre che visibilmente fuori contesto, considerate le finalità del registro dell’anagrafe condominiale.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cinque nomi nuovi, a partire da Andrea Orcel, cinque conferme (più Pier Carlo Padoan, cooptato da p...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Francesco Gaetano Caltagirone segue le orme di Leonardo Del Vecchio e, dopo anni passati ad arrotond...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Zero profitto, zero dividendo: così la Bundesbank ha chiuso il bilancio 2020, un bilancio pandemico...

Oggi sulla stampa