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Concussione a perimetro ridotto

Con la legge Severino è scomparso, per quanto riguarda il reato di concussione, ogni riferimento all’incaricato di pubblico servizio. A poter essere sanzionato a questo titolo è rimasto solo il pubblico ufficiale vero e proprio. Per questo il giudice deve essere particolarmente attento nel delineare competenze e ruolo dell’imputato. In caso contrario la condanna deve essere annullata o comunque rivista. A chiarirlo è la Corte di cassazione con la sentenza n. 17798 della Sesta sezione penale depositata ieri. La pronuncia ha così azzerato i 22 mesi di detenzione inflitti dalla Corte d’appello di Perugia a un dipendente del Coni che, secondo l’accusa, abusando del proprio ufficio avrebbe indotto un uomo a consegnargli una somma di denaro, sostenendo che in questo modo avrebbe potuto ottenere dalla Sisal la concessione per la gestione di una ricevitoria del Superenalotto richiesta invano da tempo.
I giudici di secondo grado hanno ribadito che l’attività criminale posta in essere dall’imputato si è concretizzata nell’abuso delle proprie qualità all’interno di un pubblico servizio. L’imputato perciò, anche indipendentemente dalle competenze in materia di concessione per le ricevitorie Sisal, avrebbe comunque agito strumentalizzando la propria posizione di preminenza rispetto all’interlocutore privato. Quest’ultimo, intimidito dalla (asserita) possibilità di influenzare il procedimento al quale era interessato, aveva poi corrisposto la somma di denaro.
Una ricostruzione che non ha però convinto la Corte di cassazione perché è del tutto assente ogni approfondimento sul ruolo e le competenze dell’imputato nell’ambito del suo ufficio, «circostanze rilevanti non solo per accertare la sua esatta qualifica soggettiva nell’ambito dell’amministrazione di appartenenza, ma anche per una corretta valutazione sulla sua condotta abusiva e strumentale, quella cioè che avrebbe posto in essere per indurre il privato a corrispondergli la somma di denaro». A mancare è poi anche una spiegazione sulle modalità dell’induzione cui si fa riferimento nel capo di imputazione.
Si tratta, a giudizio della Cassazione, di elementi essenziali per valutare la responsabilità dell’imputato. Tanto più dopo l’approvazione e l’entrata in vigore della legge Severino, la n. 190 del 2012. Non avere chiarito la qualifica del dipendente Coni impedisce di qualificarlo come pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio. Anche perché, sottolinea con una punta di malizia la Cassazione, tra la pronuncia di primo grado e quella di appello sembrano emergere alcune contraddizioni proprio sulla determinazione del ruolo.
La legge Severino ha cancellato, quanto alla concussione, il riferimento all’incaricato di pubblico servizio, riferendosi invece solo al pubblico ufficiale, con la conseguenza che quest’ultimo può essere, a fronte di una condotta astrattamente concussiva, sanzionato solo a titolo di estorsione aggravata. In assenza di indicazioni più circostanziate sulle attività dell’imputata non appare possibile verificare se c’è stato un abuso di poteri oppure di qualità. In ogni caso, se all’imputato dovessero essere riconosciute competenze in attività esclusivamente materiali potrebbe anche essere contestato unicamente il reato di millantato credito.

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