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Concorso formale, sì alla tenuità

Il reato permanente non impedisce l’applicazione della nuova causa di non punibilità per tenuità del fatto. E neppure il concorso formale di reati. Sono questi i due punti chiave della sentenza n. 47039 della Cassazione depositata il 27 novembre. In discussione c’era la realizzazione di un abuso edilizio per la costruzione di una tettoia su terreno di proprietà comunale. Il tribunale di Asti aveva concesso la tenuità del fatto e quindi stabilito di non dovere procedere nei confronti dell’imputato.
Di fronte al ricorso da parte del pubblico ministero (giudicato fondato sotto altri aspetti, peraltro), la Cassazione chiarisce il perimetro di applicazione di alcune delle condizioni che impediscono di riconoscere il nuovo articolo 131 bis del Codice penale. Il Pm aveva da un parte messo in evidenza la natura permanente della violazione urbanistica, aspetto peraltro condiviso dalla Cassazione, dall’altra ne aveva tratto conclusioni sulle quali la Corte dimostra forti perplessità.
Per l’accusa, infatti, la condotta permanente deve essere collocata nella nozione di abitualità del comportamento che impedisce il riconoscimento della tenuità del fatto. La sentenza però sottolinea che il reato permanente è caratterizzato non tanto dalla reiterazione della condotta, quanto piuttosto dalla durata nel tempo della stessa. A essere protratti sono così gli effetti di offesa al bene giuridico protetto, rendendo peraltro possibile che questo elemento possa essere oggetto di valutazione da parte dell’autorità giudiziaria nella decisione sul beneficio. Beneficio che sarà tanto più difficilmente rilevabile quanto più tardi è cessata la permanenza del comportamento.
Il secondo passaggio riguarda il concorso formale tra reati. All’imputato era infatti stata contestata sia una violazione alla disciplina urbanistica sia una infrazione a quella paesaggistica, entrambe conseguenza della medesima condotta. Il concorso formale, nella lettura della Cassazione, è allora caratterizzato da un’unicità di azione od omissione ed è così impossibile collocarlo tra le ipotesi di «condotte plurime, abituali e reiterate» ricordate dal terzo comma dell’articolo 131 bis tra le cause che impediscono la concessione della non punibilità.
Per quanto riguarda invece il concetto di «reati della stessa indole», anch’essa causa impeditiva al beneficio, la Cassazione mette in evidenza due possibili interpretazioni. Innanzitutto, «il fatto che la disposizione rivolga l’attenzione al soggetto che abbia “commesso più reati” consentirebbe di includere il concorso formale se si intendesse l’espressione come riferita al risultato della condotta». Cosa che invece andrebbe esclusa se il riferimento fosse all’unica azione od omissione che ha poi avuto come conseguenza la violazione di una pluralità di disposizioni.
Ed è quest’ultima la soluzione preferita dalla Cassazione che ricorda come l’articolo 81 del Codice penale non appare riferibile a situazioni come quelle che il legislatore che ha introdotto la tenuità del fatto considera indice di quella abitualità che impedisce la dichiarazione di non luogo a procedere.

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