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Concorso di reati per la bancarotta

di Giovanni Negri

Linea dura sulla bancarotta. Le Sezioni unite penali, con una pronuncia di cui devono ancora essere rese note le motivazioni, hanno stabilito che la pluralità di condotte illecite nell'ambito di uno stesso fallimento dà luogo a un concorso di reati. La conseguenza immediata è il venire meno del principio del «ne bis in idem» per l'eventuale giudicato intervenuto su una di queste condotte. Le Sezioni unite, con un giudizio di cui è pubblica per ora la sola informazione provvisoria, hanno così sciolto un'incertezza che si era manifestata all'interno della stessa Cassazione.

Il caso approdato sino alla valutazione delle Sezioni unite è, a suo modo, tipico. Il Gup di Trieste infatti aveva dichiarato il non luogo a procedere nei confronti di un imprenditore per il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione. Il giudice dell'udienza preliminare, basandosi solo sul dato formale delle imputazioni e prescindendo da una considerazione del merito delle contestazioni, aveva infatti rilevato l'esistenza di una precedente sentenza come esito di un patteggiamento. Così, valorizzando la tesi del carattere unitario del reato, il Gup aveva dato seguito all'orientamento giurisprudenziale in base al quale, in presenza di un giudicato, in relazione a ulteriori e diversi fatti di bancarotta accertati successivamente non è consentito l'inizio di un nuovo processo.

Contro le conclusioni del Gup aveva presentato ricorso la Procura generale, sottolineando, tra l'altro, come, in conseguenza delle conclusioni assunte dal giudice dell'udienza preliminare, una sentenza emessa su fattispecie di bancarotta meno gravi, come quella preferenziale, impedirebbe un secondo giudizio su fatti più gravi di distrazione o dissipazione accertati successivamente. In altre parole, la gravità delle sanzioni da infliggere a un soggetto responsabile di più fatti di bancarotta dipenderebbe non tanto da un'effettiva valutazione delle diverse condotte nella loro complessità, ma dalla lunghezza o meno dei tempi di emersione degli stessi fatti nel corso delle indagini preliminari.

A questa posizione, secondo la quale il reato resta uno anche se realizzato attraverso più condotte (come il fallimento non può che essere unico così deve essere anche per la bancarotta) se ne contrappone però un'altra che è stata poi quella prescelta dalle Sezioni unite. In questo senso, l'ordinanza di rinvio alle Sezioni unite ricorda alcuni precedenti della stessa Cassazione. È il caso della sentenza n. 26794 del 2008 che arrivava alla conclusione per cui non esiste la violazione del principio del «ne bis in idem» quando, essendo in corso un procedimento per distrazione fraudolenta di determinati beni, si procede di nuovo con azione autonoma a carico dello stesso imputato per il medesimo reato di distrazione, con oggetto però beni diversi.

Ma quest'orientamento più severo punta anche a valorizzare posizioni come quella espressa dalla sentenza n. 34655 del 2005, in base alla quale la preclusione collegata al principio del «ne bis in idem» va riferita all'identità del fatto. Un'identità che esiste però solo quando «vi sia corrispondenza storico-naturalistica nella configurazione del reato, considerato in tutti i suoi elementi costitutivi (condotta, evento, nesso causale) e con riguardo alle circostanze di tempo, di luogo e di persona». Per la sentenza n. 10097 del 2006, invece, ai fini dell'effetto di blocco del giudicato «costituisce fatto diverso quello che, pur violando la stessa norma e integrando gli estremi del medesimo reato, è l'ulteriore estrinsecazione dell'attività del soggetto, diversa e distinta nello spazio e nel tempo da quella posta in essere in precedenza ed accertata con sentenza definitiva.

 

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