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Concorso Bankitalia 85mila domande per appena 30 posti

Se alla fine vinceranno il concorso pubblico in Banca d’Italia, il loro lavoro di “sentinelle del contante” sarà faticoso e ingrato. Molti di questi neoassunti infileranno migliaia di euro usati dentro speciali macchinari che individuano le banconote false e quelle troppo logore per circolare ancora. Sono tutti pezzi che saranno triturati e infine bruciati dalle società esterne specializzate nella termodistruzione del denaro inutile. Stipendio lordo annuo dei nuovi assunti: 28 mila 300 euro (comprensivi di indennità e premi). Non c’è da arricchirsi, insomma.
Eppure 84.745 persone hanno fatto domanda per il concorso della Banca d’Italia. In palio ci sono 30 posti da “vice assistente”, che è poi il livello più basso per il personale operativo di questo istituto. Non importano le mansioni faticose e ripetitive, lo stipendio basso e neanche la sede di lavoro, che può essere Roma ma anche Foggia, Arezzo, Piacenza, Padova o Bergamo (dove sono le filiali specializzate nella “ripulitura” del contante). Migliaia di italiane e italiani hanno bisogno di un impiego e sognano – come è giusto – la stabilità: dunque si sono candidate in massa tra il 20 aprile, data di pubblicazione del bando, e il 29 maggio, facilitate dall’applicazione che permetteva l’invio via Internet della domanda.
Nel 2010, in occasione del precedente concorso per “vice assistente”, la Banca d’Italia chiedeva la Terza Media per partecipare. Questa volta il bando è per diplomati. Nello stesso tempo, però, non sbarra la porta a candidati in possesso di titoli di studio superiori, come la laurea triennale oppure quinquennale. La Banca d’Italia ha anche deciso che una preselezione per titoli sarebbe scattata nel caso fossero arrivate oltre 3000 candidature (cosa che è puntualmente successa).
Alla fine, di fronte alla pioggia di 84.745 domande, il meccanismo di sbarramento porterà alla prima prova (lo scritto) soltanto 8140 candidati. Queste 8140 persone sono le più solide come curriculum. Hanno tutte un diploma con il massimo dei voti (100) e una laurea quinquennale.
Si profila così – ma non è la prima volta che succede in Italia uno scenario di eclatante sotto occupazione, che vedrà dei laureati fare un lavoro che sette anni fa richiedeva la Terza Media. Peraltro lasciare la postazione di “sentinelle del contante” una volta dentro – non sarà semplice. La Banca d’Italia prevede che un neo assunto possa fare un concorso interno e salire di grado trascorsi cinque anni dal primo ingresso nell’istituto.
Unica consolazione è che gli ingressi, alla fine, saranno molti di più. La Banca d’Italia porterà subito da 30 a 60 i posti disponibili. Si stima poi che circa 200 persone supereranno sia la prova scritta (sono 100 test su diritto, economia, matematica, statistica e inglese, da fare in 100 minuti) sia l’orale (un colloquio). Queste persone finiranno in una graduatoria di vincitori che resterà valida per quattro anni. La sensazione è che dopo i 60 ingressi iniziali a metà 2018 – tutti i vincitori saranno assorbiti, poco alla volta.
Sulla strada del concorso, però, si intravede già l’ostacolo del ricorso di qualcuno tra gli oltre 76 mila esclusi dalla gara.

Aldo Fontanarosa

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