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Concordia a galla con il made in Italy

A due anni e mezzo esatti dal naufragio (13 gennaio 2012, 32 morti), la Costa Concordia è tornata a galleggiare nelle acque di fronte al porto del Giglio e si è mossa di 30 metri verso est, trainata da due rimorchiatori. L’operazione di rigalleggiamento cominciata ieri, a opera del consorzio italo-americano Titan-Micoperi, lo stesso che nel settembre scorso realizzò il raddrizzamento (parbuckling) della nave da crociera, segna uno step strategico nelle tecnologie dei recuperi marittimi.
«Non è mai successo al mondo che una nave appoggiata su piattaforme sia stata sollevata utilizzando cassoni (sponson), cavi e catene», spiegano gli ingegneri Franco Porcellacchia e Sergio Girotto, responsabili del recupero del relitto per conto, rispettivamente, della compagnia Costa Crociere (gruppo Carnival) e dell’azienda ravennate Micoperi. «Un risultato tutt’altro che scontato», chiosano.
L’operazione, avviata sotto gli occhi di tv e giornali di mezzo mondo (ma non dei turisti giornalieri rimasti bloccati sulla terraferma per lo stop ai traghetti decretato fino al pomeriggio per non intralciare i lavori), prevede 34 fasi e andrà avanti per i prossimi cinque-sei giorni: ieri la nave è stata sollevata di due metri – attraverso lo svuotamento dell’acqua dai cassoni di cui è circondata e l’immissione di aria – ma dovranno emergere altri 12-13 metri prima di cominciare l’ultimo viaggio al traino verso Genova (la parte che rimarrà sommersa sarà di circa 17 metri). A guidare l’intervento è stato il salvage master Nick Sloane, lo stesso che aveva condotto le operazioni di raddrizzamento, “appollaiato” questa volta col suo team nella crisis room in cima alla Concordia.
Tutto si è svolto secondo i programmi («esattamente come ce l’eravamo immaginato»), a parte un piccolo inconveniente tecnico – un cavo a poppa trattenuto da un martinetto idraulico (strand jack) – che ha rallentato lo spostamento di 30 metri «senza pregiudicare la bontà dell’operazione», ha spiegato il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli. Poi la nave è stata ancorata e messa in sicurezza. Oggi partirà l’abbassamento di cinque cassoni sul lato di dritta, che non sono ancora nella posizione ideale, seguìto dal passaggio delle catene. Nei prossimi giorni riemergeranno i ponti 6, 5, 4 e 3 della nave.
Un’operazione unica anche dal punto di vista dei costi: se fino al raddrizzamento della nave, rimasta adagiata su un fianco all’atto del naufragio, Costa Crociere aveva speso 600 milioni di euro, oggi quella cifra – ha spiegato l’ad Michael Thamm – è già salita a un miliardo di euro, ed è destinata a toccare 1,5 miliardi di euro con il trasporto a Genova, lo smaltimento, il ripristino delle condizioni marine del Giglio e il risarcimento del danno ambientale. «Ci sono poi danni collaterali per il gruppo Carnival difficili da quantificare», ha precisato Thamm.
Lo smaltimento, valore 100-110 milioni di dollari, è già assegnato a Saipem e consorzio San Giorgio, che acquisteranno la proprietà della Concordia ormai considerata rifiuto non appena arriverà a Genova; per il ripristino ambientale, sul quale nelle ultime settimane si sono addensate le polemiche (si veda articolo in pagina), Costa Crociere ha indetto invece una gara fissando una serie di prescrizioni qualitative: entro il 25 luglio saranno presentate le offerte, ma sono già 15 i pretendenti che si sono fatti avanti, da soli o in associazione. Sulla possibilità di non rimuovere le piattaforme subacque (sei in tutto, che insistono su 21 pali di due metri di diametro) sulle quali era stato poggiato il relitto dopo la rotazione di 65 gradi a circa 30 metri di profondità, Girotto e Porcellacchia tagliano corto: «Mai nessuno ha avanzato richiesta formale di mantenerle», dice Girotto. «Nel 2012 ci è stato chiesto il ripristo del fondale, la conferenza dei servizi ha imposto di rimuovere le piattaforme e per questo abbiamo previsto di farlo», aggiunge Porcellacchia fissando l’obiettivo di «affidare la gara entro agosto» e «concludere i lavori nel giro di un anno».
Sul fronte ambientale per adesso non sono emerse preoccupazioni. «Finora non c’è stato alcun sversamento di liquidi, né opacizzazioni dell’acqua», ha detto il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti. «Ispra e Arpat hanno cominciato il monitoraggio delle acque – ha aggiunto – che sarà costante per tutto il trasporto della nave e proseguirà per i prossimi cinque anni nelle acque davanti al porto del Giglio. Abbiamo scelto la strada più difficile, costosa e rischiosa per salvaguardare l’ambiente». E al presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, che ha invitato a non elogiare troppo Costa Crociere responsabile di 32 morti, e a non trasformare l’operazione in spettacolo, il ministro ha risposto piccato: «Nessuna operazione o risarcimento potrà mai ripagare il dolore delle famiglie delle vittime e quello del nostro Paese; la Regione Toscana avrebbe fatto meglio a venire alla fiaccolata in ricordo delle vittime, invece di alimentare polemiche».

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