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Concordato, stop «ragionato» ai contratti

Il giudice deve valutare che lo scioglimento sia funzionale e coerente con la proposta
Il giudice, quando è chiamato a decidere sullo scioglimento dei contratti in corso durante una procedura di concordato preventivo, deve verificare l’esistenza di un «rapporto di funzionalità e coerenza» tra lo scioglimento e la proposta concordataria, in relazione alla fattibilità giuridica del concordato. Lo ha chiarito il tribunale di Monza con il decreto del 25 gennaio scorso (giudice Nardecchia), chiamato a esprimersi sull’autorizzazione allo scioglimento, in base all’articolo 169-bis della legge fallimentare (Regio decreto 267/1942), di alcuni contratti sottoscritti da una società ammessa alla procedura di concordato preventivo.

La vicenda
Nel caso esaminato, la società in crisi e ammessa al concordato ha chiesto al giudice delegato l’autorizzazione a sciogliere alcuni contratti di distribuzione e di produzione stipulati con un’azienda tedesca e che rientravano nel perimetro del ramo di azienda affittato a una terza società. La società debitrice ha anche proposto di indennizzare la società tedesca liquidando la somma di 300mila euro.
L’azienda tedesca chiede la sospensione del giudizio in attesa della decisione del giudice tedesco, a cui ha chiesto di accertare presunti inadempimenti della società in crisi agli stessi contratti e di condannarla al risarcimento dei danni.
Un’eccezione infondata, secondo il giudice delegato, perché lo scioglimento dei contratti, se autorizzato dal tribunale, si applica solo per il futuro e non può incidere, quindi, sulle questioni che riguardano l’adempimento nel passato e il risarcimento a questo collegato.

La decisione
Il giudice passa poi al merito della questione e afferma che l’istituto dello scioglimento dei contratti in corso non appartiene alla sfera della tutela dell’altro contraente «dall’inadempimento del debitore in crisi, ma a quella della sua funzionalità e strumentalità al modulo concordatario prescelto». Il giudice, al quale è presentata l’istanza, deve sentire la controparte e valutare nel caso concreto l’entità del sacrificio che subirebbe il contraente, anche in relazione all’entità dell’indennizzo quantificato nell’istanza. In particolare, questo sacrificio non deve essere del tutto sproporzionato rispetto al beneficio che dallo scioglimento (o dalla sospensione dei contratti) traggono il debitore e i creditori concordatari.
Il piano elaborato nell’ambito della procedura di concordato prevede la vendita del ramo d’azienda e il tribunale aveva disposto lo svolgimento della procedura competitiva prevista dall’articolo 163-bis della legge fallimentare. Questa procedura è diretta ad assicurare la massima recovery ai creditori, perché prevede di rivolgersi al mercato per reperire la migliore soluzione per la vendita. E, secondo il tribunale, il mantenimento dei contratti in corso non può assicurare la miglior recovery per i creditori. Questo perché, applicando ai contratti di distribuzione la legge tedesca, il loro trasferimento potrebbe avvenire solo con il consenso dell’altro contraente. Di fatto, quindi, la società tedesca potrebbe incidere sulla procedura competitiva decidendo, dopo la cessione del ramo d’azienda, se trasferire i contratti in base al suo gradimento dell’aggiudicatario.
Una situazione – si legge nell’ordinanza – che potrebbe «scoraggiare la partecipazione di molti offerenti, dato che il perimetro aziendale oggetto di procedura competitiva sarebbe, ab initio, incerto».
Quindi, secondo il giudice, «lo scioglimento dei contratti è coerente con il piano che prevede la vendita dell’azienda e con l’interesse dei creditori a massimizzare il risultato economico della cessione».
Il criterio della «migliore soddisfazione dei creditori» individua una sorta di clausola generale applicabile in via analogica a tutte le tipologie di concordato (compreso quello liquidatorio), quale regola di scrutinio della legittimità degli atti compiuti dal debitore ammesso alla procedura (si veda la sentenza 3324/2016 della Cassazione). Clausola che impone che le cessioni avvengano sempre con procedimento competitivo.

L’indennizzo
Il tribunale evidenzia infine che il debitore ha l’onere di dichiarare e quantificare l’indennizzo dovuto al terzo al pari degli altri debiti. Sull’eventuale contrasto sulla quantificazione decide il giudice secondo le regole dell’ordinario procedimento di cognizione.

Giuseppe Acciaro

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