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Concordato sotto esame

Controllo ampio dell’autorità giudiziaria sul concordato preventivo. Anche quando il piano è corroborato da un giudizio positivo del professionista sulla sua fattibilità. La Corte d’appello di Napoli prende posizione in maniera netta sui poteri dell’autorità giudiziaria e, con sentenza dell’8 ottobre, della prima sezione civile precisa che il tribunale non solo può, ma deve, dichiarare inammissibile la proposta di concordato preventivo insieme alla quale è stata presentata una relazione che, pur contenendo la formale attestazione della veridicità dei dati aziendali e della fattibilità del piano concordatario, è sostanzialmente incompleta ed inattendibile. La relazione infatti non ha preso in considerazione avvenimenti sicuramente rilevanti per un pronostico favorevole all’adempimento del concordato.
I giudici partono dalla valutazione degli effetti dell’eliminazione, nel 2007, della frase «verificata la completezza e la regolarità del piano» contenuta nel primo comma dell’articolo 163 della Legge fallimentare. La soppressione ha infatti aperto la strada a interpretazioni più aperte a un intervento della magistratura almeno sull’attendibilità della relazione del professionista. Una lettura che, almeno per ora prende corpo soprattutto nelle pronunce dei giudici di merito, mentre dalla Cassazione manca ancora una parola di chiarezza. E a dirla potrebbero essere le Sezioni unite, dalle quali è attesa una sentenza che potrebbe, a questo punto, tenere conto anche delle novità in materia di concordato introdotte da circa un mese.
La Corte d’appello di Napoli fa però un passo ulteriore e afferma l’esistenza di un vero e proprio obbligo di intervento da parte del giudice sull’ammissibilità della proposta di concordato. Un dovere che non può essere trascurato tutte le volte che emerge un elemento importante che non è stato preso in considerazione nella relazione e che non può neppure essere accantonato per il fatto che il commissario giudiziale nominato dal tribunale dovrebbe proprio procedere a un esame degli eventuali difetti della proposta.
La sentenza osserva così che «già la semplice apertura della procedura produce imponenti effetti potenzialmente pregiudizievoli e talvolta irrevocabili per i creditori del proponente»: pertanto la conclusine è che il potere dovere del commissario di intervenire non evita al tribunale di rilevare, già nel corso del procedimento destinato alla valutazione dell’ammissibilità della proposta di concordato preventivo, anche d’ufficio gli eventuali difetti di completezza della relazione.
Nel caso approdato all’esame della Corte d’appello napoletana, il dovere di intervento era accresciuto poi dalla valutazione negativa che i giudici di primo grado avevano dato sulla proposta di concordato dichiarando di conseguenza il fallimento dell’imprenditore. Una decisione confermata dalla Corte d’appello che imputa a chi aveva redatto la relazione di fattibilità del piano e di veridicità dei dati aziendali di non avere preso in considerazione il rischio di una revoca totale o parziale del finanzamento pubblico concesso alla società proponente per effetto del mancato rispetto degli impegni sul numero di lavoratori da assumere.

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