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Concordato, risponde la società

di Ferruccio Bogetti

L'impresa in concordato preventivo continua ad adempiere agli obblighi fiscali compresi quelli del sostituto d'imposta. Pertanto risponde del l'omesso versamento delle ritenute sull'erogazione dei compensi pagati per suo conto dal commissario liquidatore.

Nel concordato preventivo, infatti, il debitore conserva l'amministrazione dei suoi beni senza perderne la proprietà mentre la vigilanza del commissario giudiziario si traduce in una mera funzione di controllo senza sostituirsi all'imprenditore. Stesso discorso anche in caso di cessione dei beni dove il liquidatore "assiste" soltanto il debitore nell'attività di liquidazione. Sono queste le conclusioni espresse dalla Cassazione nella sentenza 12422/2011.

L'iter

La vicenda riguarda una Spa ammessa al concordato preventivo, con cessione dei beni ai creditori e nomina del commissario liquidatore. L'amministrazione contestava alla contribuente di aver pagato nel 1993 i compensi di lavoro autonomo senza però versare le relative ritenute d'acconto per circa 640 milioni di lire. La diretta interessata si giustificava col fatto che, avendo perso la disponibilità dei beni, non poteva più essere considerata responsabile degli adempimenti tributari del sostituto d'imposta, che sarebbero toccati esclusivamente in capo al liquidatore che aveva pagato i compensi. Questa tesi veniva accolta dal giudice di merito in entrambi i gradi di giudizio, ma il fisco ricorreva in Cassazione che gli dava ragione.

Intanto il giudice di merito avrebbe confuso il problema del debito dell'imprenditore, che rimane ancora della contribuente, con quello della legittimazione all'adempimento, che viene trasferito al liquidatore per effetto della procedura concorsuale. Bisogna poi considerare le specifiche norme che regolano il meccanismo sostituto d'imposta. È vero che la società aveva pagato i compensi ai lavoratori al netto delle ritenute e non le aveva poi successivamente versate all'erario. Ma ciò non significa affermare che la contribuente fosse debitrice in luogo del sostituito, ma soltanto che è soggetto passivo di un autonomo obbligo di versamento di somme altrui. E, siccome i compensi erano stati pagati dopo che la società era stata ammessa al concordato, non si comprendeva perché la contribuente si sarebbe trovata nell'impossibilità di pagare le ritenute nello stesso momento in cui però erogava i compensi ai lavoratori autonomi.

Inoltre nessuna influenza sugli obblighi del sostituto d'imposta potrebbero derivare dalla soggezione alla procedura di concordato preventivo – sia pure nella forma della cessione dei beni prevista dal l'articolo 182 della legge fallimentare – perché, come confermato dallo stesso articolo 167, l'imprenditore prosegue l'esercizio dell'impresa anche durante la procedura di concordato preventivo.

Infine, non è rilevante se i compensi siano stati pagati ai lavoratori dal commissario liquidatore, perché quest'ultimo opera per conto della società. E se anche il commissario assume la veste di mandatario dei creditori, ciò vale solo per l'attività di liquidazione dei beni prima di proprietà dell'imprenditore, senza che perciò diventi soggetto passivo d'imposta.

Il precedente

La stessa tematica è stata affrontata alla Cassazione penale nella sentenza n. 8002/1997, dove un condannato aveva presentato ricorso per affermare di aver perso il potere di effettuare pagamenti e versare le ritenute all'erario sin dal momento della presentazione della domanda di concordato. Ma secondo i giudici di legittimità gli obblighi fiscali del sostituto spettavano al legale rappresentante fino a quando il tribunale competente non avesse disposto il decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo.

 

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