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Concordato pre-Covid, sì al rinvio se la proroga non danneggia i creditori

I riflessi sui flussi finanziari e sull’impianto originario della proposta e del piano di concordato provocati dall’emergenza Covid-19, con la conseguente contrazione di ordini e fatturato rappresentano concreti e fondati motivi per la concessione della proroga di 90 giorni prevista dall’articolo 9, comma 2 del Dl 23/2020. Dalle motivazioni dell’istanza di rinvio deve però emergere che, verosimilmente, la proroga non rischi di aggravare il passivo a danno dei creditori. Il rinvio comporta inoltre il ripristino degli obblighi informativi periodici preconcordatari che vanno rispettati con cadenza più serrata (bisettimanale anziché mensile) proprio per verifica l’inesistenza del pericolo di danneggiare il ceto creditorio.

Sono queste le prime indicazioni giurisprudenziali sull’applicazione della proroga di 90 giorni prevista dal Dl 23/2020 (decreto Liquidità) fornite dai tribunali di Pistoia e di Milano (sentenze del 5 e 20 maggio 2020).

La norma

L’articolo 9, comma 2, del Dl Liquidità consente al debitore in fase preconcordataria, ancorché abbia già ottenuto la proroga del tribunale per il deposito del piano e della proposta, di presentare istanza per la concessione di una ulteriore proroga di 90 giorni per il deposito di un nuovo piano e di una nuova proposta . Questa chance riguarda i procedimenti per l’omologazione dei concordati preventivi pendenti al 23 febbraio 2020 ed è consentita fino all’udienza fissata per l’omologa. La domanda è inammissibile se è già stata tenuta l’adunanza dei creditori e la proposta di piano non ha avuto la maggioranza dei voti.

La concessione della ulteriore proroga determina la regressione della procedura alla fase dell’ammissibilità della proposta, con conseguente ripristino a carico del debitore degli obblighi informativi periodici previsti durante la fase preconcordataria (articolo 161, comma 8 della legge fallimentare) e la conseguente vigilanza del commissario giudiziale sul rispetto di tali obblighi.

Gli obblighi informativi

La normativa fallimentare prevede che tali obblighi informativi abbiano periodicità mensile, tuttavia, con sentenza del 28 maggio 2020, il Tribunale di Milano ha ritenuto opportuno, in vigenza della pandemia da Covid-19, che gli obblighi periodici siano ripristinati con cadenza bisettimanale, ai fini del monitoraggio continuo dell’andamento della procedura.

Gli obblighi informativi adempiuti con cadenza più ristretta rispondono all’esigenza di assicurare che la concessione di una ulteriore proroga conseguente alla pandemia non comporti un aggravio del passivo (prededucibile) che potrebbe drenare risorse finanziarie da destinare al soddisfacimento dei creditori. Pertanto, a fronte delle incertezze provocate dall’emergenza sanitaria, si rende necessario verificare puntualmente che l’andamento della attività d’impresa a seguito del lockdown, possa ancora garantire la fondatezza delle ipotesi del piano concordatario. La violazione degli obblighi informativi disposti dal Tribunale comporta di contro l’inammissibilità della proposta concordataria e, ove ricorrano i presupposti, il fallimento del debitore.

Le motivazioni

I fondati motivi su cui si basa la concessione della ulteriore proroga sono essenzialmente riconducibili agli effetti prodotti sulla tenuta del piano dall’emergenza sanitaria e dal conseguente lockdown inevitabilmente destinati ad incidere in modo sensibile sull’impianto originario della proposta e del piano, in termini di previsione dei flussi di cassa a servizio della soddisfazione dei creditori.

In particolare, l’istanza per la concessione della proroga appare fondata secondo i giudici solo se si appoggia su concreti e gravi motivi, in relazione a fatti sopravvenuti imprevedibili ed oggettivi, ove i flussi finanziari previsti nel piano siano stati influenzati dall’emergenza sanitaria da Covid-19, che rendano verosimile una contrazione degli ordinativi e del fatturato.

Tuttavia, la motivazione deve altresì rendere conto dell’inesistenza di rischi di aggravamento del passivo a danno del ceto creditorio nei 90 giorni di proroga richiesti per la revisione del piano e della proposta.

In altre parole, il debitore deve essere in grado di fugare il legittimo dubbio in merito al rischio di un aggravio del passivo prededucibile che potrebbe drenare risorse finanziarie, presumibilmente già limitate prima dello scoppio della pandemia da Covid-19, a danno del ceto creditorio. Gli obblighi informativi preconcordatari serviranno a verificare l’effettiva fondatezza dell’inesistenza di rischi di aggravamento del passivo.

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