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Concordato per famiglie e pmi

di Antonio Ciccia 

Parte dal 29 febbraio 2012 il fallimento civile per i debitori sovraindebitati. Saranno assistiti da professionisti, e poi, quando diventerà operativo, da un organismo di composizione della crisi: redigerà la proposta di rientro e sarà ausiliario del giudice in tutta la procedura, che passa da una prima valutazione di ammissibilità per approdare all'approvazione della proposta. È quanto prevede la legge 27 gennaio 2012 n. 3, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 24 del 30 gennaio 2012, che entrerà in vigore dopo una vacatio di 30 giorni. Il provvedimento si sovrappone in gran parte al decreto legge 212/2011, in corso di conversione. Ci sono alcune differenze tra i due testi e le parziali differenze dovrebbero essere colmate appunto durante l'iter parlamentare del decreto. Tra l'altro nei lavori parlamentari della commissione giustizia del senato, che ha approvato il provvedimento in sede deliberante, si legge che la commissione ha ritenuto di chiudere rapidamente i lavori per procedere successivamente, in sede di esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 212 alla eventuale modifica o correzione anche del testo della legge (e cioè della legge 3/2012). La principale differenza sta nella formulazione espressa dei soggetti interessati dalla procedura: il decreto 212 distingue il fallimento civile del consumatore dal fallimento del debitore non soggetto a procedure concorsuali. Il fallimento del consumatore ricorre in relazione a inadempimenti da parte del consumatore di contratti disciplinati dal codice del consumo e prevede alcune peculiarità nella definizione dell'accordo: ad esempio il decreto 212 stabilisce che nella proposta di accordo sono indicate eventuali limitazioni all'accesso al mercato del credito al consumo, all'utilizzo degli strumenti di pagamento elettronico a credito e alla sottoscrizione di strumenti creditizi e finanziari. La legge 3/2012 si riferisce, invece, in generale al debitore non soggetto a procedure concorsuali e pertanto sono interessati sia imprese «non fallibili» sia soggetti diversi dalle imprese e, quindi, il comparto famiglie. Peraltro allo stato attuale è in vigore il decreto 212 (in attesa di conversione), mentre la legge diventerà operativa a fine del mese di febbraio 2012 e non dovrebbero porsi in concreto problemi attuativi. Ma passiamo a illustrare i contenuti della legge 3/2012. Il provvedimento introduce un nuovo tipo di concordato finalizzato a comporre le crisi da sovraindebitamento, e cioè le crisi di liquidità. I presupposti per l'accesso alla procedura sono i seguenti: il debitore non deve essere assoggettabile a fallimento e non deve aver fatto ricorso, nei precedenti tre anni, alla medesima procedura di composizione della crisi. Il piano per uscire dalla crisi può prevedere anche l'affidamento del patrimonio del debitore a un fiduciario per la liquidazione, la custodia e la distribuzione del ricavato ai creditori. Si contempla, inoltre, la possibilità del ricorso a uno o più garanti e la previsione di una moratoria fino a un anno del pagamento dei creditori estranei sempre che il piano risulti idoneo ad assicurare il pagamento alla scadenza del nuovo termine e l'esecuzione del piano venga affidata ad un liquidatore nominato dal giudice su proposta dell'organismo di composizione della crisi. L'accordo deve essere omologato dal giudice. Per l'approvazione da parte del magistrato la proposta di accordo va depositata presso il tribunale del luogo di residenza o sede del debitore. Il giudice può subito bloccare le azioni esecutive individuali nelle more del raggiungimento dell'accordo. Ai fini dell'omologazione dell'accordo, è necessaria l'accettazione da parte dei creditori che rappresentino almeno il 70% dei crediti. Un ruolo importante nella procedura è affidato gli organismi di composizione della crisi da sovraindebitamento. Gli organismi possono essere costituiti da enti pubblici e devono essere iscritti in apposito registro presso il Ministero della giustizia (che deve emanare un decreto attuativo). Nel frattempo i compiti e le funzioni attribuiti agli organismi possono essere anche svolti da un professionista in possesso dei requisiti di curatore fallimentare o da un notaio. Gli organismi di conciliazione presso le camere di commercio, i segretariati sociali per l'informazione e consulenza al singolo e ai nuclei familiari, nonché gli ordini professionali degli avvocati, dei notai, dei commercialisti ed esperti contabili, a domanda, saranno iscritti di diritto nel registro.

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