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Concordato, la frode va «mostrata» ai creditori

I comportamenti fraudolenti del debitore anteriori alla presentazione della domanda di concordato possono essere valutati ai fini della revoca dell’ammissione al concordato quando possano pregiudicare un consenso informato dei creditori. Nella proposta di concordato o nei suoi allegati non può tacersi degli atti risultanti dalle scritture contabili suscettibili di assumere diverso rilievo, ai fini del soddisfacimento dei creditori, in caso di fallimento e in caso di concordato preventivo. Lo ha affermato la Cassazione che, con la sentenza 23387 del 15 ottobre 2013, ha respinto il ricorso di un debitore dichiarato fallito dal tribunale di Udine a seguito della revoca dell’ammissione al concordato per avere compiuto atti di frode (in base all’articolo 173 della legge fallimentare), sentenza poi confermata dalla Corte d’appello di Trieste.
La decisione si pone in continuità con un precedente della Cassazione (la sentenza 13817/2013, richiamata in motivazione), nella parte in cui afferma che l’atto di frode, per avere rilievo per la revoca dell’ammissione, deve essere «accertato» dal commissario giudiziale e quindi dallo stesso scoperto. Con la conseguenza che, ad esempio, nel caso esaminato dalla sentenza 13817/2011, la sussistenza di atti di frode è stata esclusa in relazione ad atti espressamente indicati nella proposta di concordato.
Invece, nel caso deciso con la sentenza 23387/2013, il commissario giudiziale aveva individuato una serie di atti ritenuti fraudolenti, che risultavano dalle scritture contabili, ma di cui non si faceva menzione nella proposta e nei suoi allegati. La Corte ha dapprima individuato quali tra gli atti scoperti dal commissario fossero effettivamente fraudolenti e ha poi censurato il colpevole silenzio del debitore. Si trattava di pagamenti preferenziali effettuati nei sei mesi anteriori alla presentazione della domanda di concordato e di una cessione alla convivente del debitore di una quota della partecipazione, prima totalitaria, in una Srl: atti che dovevano essere resi conoscibili ai creditori per un’espressione adeguatamente informata del voto, visto che potevano incidere sul diverso soddisfacimento dei loro crediti in caso di concordato o di fallimento. La Corte sottolinea che tale esigenza non è stata soddisfatta nel caso esaminato, dato che la disciplina fallimentare, con la modifica (da parte del Dl 35/2005) dell’articolo 161, comma 3, della legge fallimentare, non prevede il deposito delle scritture contabili ai fini dell’ammissibilità della proposta di concordato ed esclude che queste, sia pure come allegato, ne facciano parte e siano destinate a illustrarne il contenuto.
Le scritture contabili, pertanto, anche in considerazione della loro possibile complessità, non rappresentano lo strumento con il quale il debitore porta a conoscenza dei creditori tutti gli elementi rilevanti ai fini del l’espressione del loro consenso sulla proposta di concordato, ma rappresentano l’oggetto del l’attività di verifica e accertamento che il commissario giudiziale deve svolgere sui dati risultanti dalla proposta e dai suoi allegati. Il silenzio della proposta su fatti e circostanze non può, pertanto, essere reso irrilevante dalla relativa annotazione sulle scritture contabili.
Nella disciplina concorsuale riformata, essendo venuto meno il presupposto soggettivo della “meritevolezza”, non ogni atto di frode può costituire ragione di arresto della procedura, ma solo quelli che hanno l’attitudine a ingannare i creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione, sottacendo, in particolare, l’esistenza di parte dell’attivo o aumentando artatamente il passivo in modo da far apparire la proposta più conveniente rispetto alla liquidazione fallimentare. Se è vero che il giudizio di convenienza sulla proposta è riservato solo ai creditori (salvo che nel l’opposizione al l’omologazione prevista dall’articolo 180, comma 4, della legge fallimentare), il tribunale deve comunque garantire, oltre alla regolarità del procedimento, la messa a disposizione dei creditori di tutti gli elementi necessari per una corretta valutazione. Il che comporta che tutti gli elementi incidenti su tale valutazione, primi fra tutti gli atti di frode compiuti prima del deposito della domanda, siano contenuti e, ben evidenziati, nella proposta e nei suoi allegati.

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