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Concordato in bianco, domande ridotte del 52%

Continuano a diminuire le domande di concordato in bianco: tra aprile e giugno 2014 si contano 665 preconcordati aperti, il 52,2% in meno del secondo trimestre 2013, in assoluto il dato più basso da fine 2012. È quanto emerge dai dati forniti ieri dall’Osservatorio su fallimenti, procedure e chiusure di imprese del Cerved. Dall’introduzione della possibilità per i tribunali di nominare un commissario giudiziale a monitoraggio della condotta dell’impresa, il ricorso al concordato in bianco si è ridotto in modo tangibile: tra luglio 2013 e giugno 2014 sono state presentate 3.200 domande di concordato in bianco, contro le oltre 4.200 della fase precedente al correttivo (-23%). «La motivazione del calo», spiega Marcello Pollio, membro della commissione che ha redatto i principi di attestazione dei concordati preventivi per conto di Irdcec (Istituto di ricerca dei dottori commercialisti) e Aidea (Accademia italiana di economia aziendale), «si deve attribuire anche al rischio che le domande di concordato in bianco vengono convertite in fallimento con maggiore facilità data l’ampia discrezionalità data al commissario giudiziale di denunciare i cosiddetti atti in frode ai creditori, tra i quali la giurisprudenza fa rientrare anche le informazioni omesse dal debitore in sede di prericorso». Inoltre i tribunali tendono sempre di più a voler esaminare un prepiano quale presupposto per concedere i termini del deposito dell’integrazione della domanda. Anche da questo deriva dunque il minore utilizzo del preconcordato, il quale ha contribuito al calo delle procedure non fallimentari: secondo gli archivi di Cerved, nel secondo trimestre 2014 si contano 683 procedure non fallimentari, in discesa rispetto al secondo trimestre 2013 del 25,1%. Complessivamente, nei primi sei mesi del 2014 si registrano più di 1.400 procedure aperte, il 12% in meno del primo semestre 2013. La riduzione rispetto ai primi sei mesi del 2013 è da attribuire sia al calo dei concordati con piano (-12,3%), che comunque superano quota mille e si attestano a livelli superiori a quelli di due anni fa, sia alla diminuzione delle altre procedure (-11,1%). Il calo non coinvolge tutti i settori dell’economia: continua infatti l’aumento delle procedure nelle costruzioni, +4,4% rispetto allo stesso periodo del 2013.

Non si ferma invece la corsa dei fallimenti: tra aprile e giugno più di 4 mila imprese hanno aperto una procedura fallimentare. Dopo il rallentamento registrato lo scorso trimestre, il fenomeno torna a crescere con tassi a doppia cifra (+14,3%), portando a oltre quota 8 mila i fallimenti osservati nei primi sei mesi del 2014, +10,5% rispetto al 2013 e record assoluto per i primi sei mesi dell’anno dal 2001. Ad aumentare maggiormente sono i fallimenti delle società di capitale, la forma giuridica in cui si concentrano i tre quarti dei casi: nel primo semestre del 2014 aumentano del 12,9%, oltre quota 6 mila. Minore la crescita delle procedure tra le società di persone (+5,9%) e tra le altre forme giuridiche (+1,8%). Dal punto di vista settoriale, nel primo semestre 2014 continua il forte aumento dei fallimenti nei servizi (+15,7%), in accelerazione rispetto anche a quanto osservato nella prima parte del 2013 (+14,5%). Continuano ad aumentare, ma rallentando, le procedure nelle costruzioni e nella manifattura: i fallimenti di imprese edili crescono nei primi sei mesi del 2014 dell’8,2% (+12,8% nel 2013), mentre per le imprese manifatturiere l’aumento è del 4,5% (+10,5% nel primo semestre dello scorso anno). L’aumento delle procedure fallimentari tra gennaio e giugno 2014 riguarda tutta la penisola, con tassi ovunque a doppia cifra, a eccezione del Nordest, in cui si registra un aumento del 5,5% a quota 1,5 mila, livello più basso tra tutte le aree del paese. In crescita del 14% rispetto al primo semestre 2013 i fallimenti nel Mezzogiorno e nelle Isole, del 10,7% nel Nordovest e del 10,4% nel Centro.

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