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Concordato in bianco, accesso al credito difficile

I nuovi strumenti per gestire la crisi, introdotti in via definitiva lo scorso 11 settembre con la pubblicazione della legge di conversione del decreto legge 83/2012, vanno usati «cum grano salis». Possono essere utili, ma quasi mai permettono il rilancio effettivo dell’impresa. Nelle intenzioni del legislatore, la nuova normativa dovrebbe portare alla composizione negoziale per gestire la crisi con i fornitori. Dovrebbe quindi consentire la continuità aziendale, la protezione del patrimonio che non si depaupera a garanzia dei soci e dei terzi, ma, secondo le banche, è troppo ridotto il tempo messo a disposizione per perfezionare un piano di rilancio condiviso con i creditori e finanziatori. È quanto emerge dal convegno «Come gestire le crisi aziendali: il decreto sviluppo e il risanamento delle imprese», organizzato venerdì scorso da Fondazione Cesifim, Intesa SanPaolo e Ordine Dottori commercialisti di Lucca. Per gestire la crisi sono sempre più importanti gli strumenti come i confidi, le agevolazioni delle camere di commercio, il fondo di garanzia e il ruolo dei professionisti esterni . Se non è possibile prevenire la crisi, diventa fondamentale saperla gestire.

Dal concordato in bianco all’accordo di ristrutturazione. La posizione dei giuristi è a favore della nuova norma. L’impresa, soprattutto se pressata, può presentare il concordato in bianco, ha poi 60 giorni per modificare e trasformarlo in un accordo di ristrutturazione. In questo caso, può prendere maggior forza per negoziare con i fornitori, bloccare la possibilità di mettere ipoteche sui beni, con una retroattività di 90 giorni. Se il concordato si trasforma in un accordo di ristrutturazione anche i creditori che non hanno sottoscritto il piano sono obbligati ad aspettare 4 mesi in più, rispetto alla scadenza originaria, prima di riscuotere. È Il debitore che nomina il professionista, il quale attesta il piano. Il professionista nominato non deve avere legami con l’impresa e in caso di false attestazioni rischia da 2 a 5 anni di carcere e multe da 50 a 100 mila euro. Egli attesta la veridicità dei dati, la solvibilità dei crediti e il reale valore di realizzo, prognostica il piano di rilancio. È ancora in discussione, con tesi a favore e altre contro, se i piani attestati rientrano tra le procedure concorsuali o meno. Gli istituti bancari hanno fatto notare che, se la posizione di congelamento può essere utile nel breve, rischia di bloccare poi la possibilità di dare nuova linfa all’impresa. In caso di prosecuzione con un piano attestato, il professionista deve presentare un piano credibile che le banche, le quali rappresentano normalmente la maggioranza dei creditori, dovrebbero accettare, ma i tempi a disposizione, che sono di 60/120 giorni aumentabili di altri 60, non permettono nella maggioranza dei casi di avere le delibere per procedere. Questo, di fatto, blocca l’impresa. Esemplificativo è il fatto dell’anticipazione delle fatture. Nell’ordinamento italiano non è chiaro se l’anticipo fatture è un atto di ordinaria o di straordinaria amministrazione. Se fosse di straordinaria dovrebbe essere autorizzato dal tribunale e questo porterebbe molte banche a essere particolarmente caute. Potrebbe essere preferibile cercare di guadagnare tempo e cercare il rilancio su presupposti industriali, senza passare dalle procedure.

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