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Concordato flop

Un mezzo fallimento i rimedi contro i fallimenti. Nei mesi scorsi il pre-concordato, che serve alle imprese per prendere un po’ di tempo prima di avviare le procedure fallimentari, ha registrato un’impennata di domande. Per restare alla Lombardia, nel 2012 a Milano i concordati sono triplicati rispetto al 2011. Ma spesso l’esito è disastroso. Solo il 50% delle domande di concordato preventivo, infatti, vanno a buon fine non essendo poi depositata la domanda di concordato definitivo o a seguito di infrazioni sugli obblighi informativi inerenti la situazione patrimoniale dell’azienda in crisi richiesti dal Tribunale, ma anche perché il 30% delle domande di pre-concordato vengono dichiarate inammissibili. Moltissime sono, inoltre, le richieste di proroga dei termini per presentare il piano di rientro. È ciò che è emerso durante il convegno «I nuovi strumenti di sostegno alle imprese in crisi e rapporti con il sistema bancario» organizzato dall’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Bergamo a cui hanno preso parte 750 professionisti della crisi, tra cui avvocati e giudici delegati delle sezioni fallimentari di Milano, Bergamo e Brescia. Le recenti novità apportate dalle nuove disposizioni in materia fallimentare, soprattutto con l’introduzione di nuovi strumenti a sostegno delle imprese in difficoltà come il concordato «con riserva» o «in bianco» e quello «in continuità aziendale», «hanno avuto come effetto un incremento boom di concordati preventivi in bianco (o pre-concordato), favorendo le imprese in difficoltà che possono così bloccare le azioni dei creditori verso il patrimonio per un tempo medio di 90 giorni (va dai 60 ai 180 giorni)», spiega Raffaele Del Porto, giudice delegato della sezione fallimentare del Tribunale di Brescia, a cui fanno eco anche Mauro Vitiello e Massimo Gabello, giudici delegati delle sezioni fallimentari di Milano e di Bergamo, «ma la metà delle richieste sembra essere utilizzata in modo strumentale perché poi il 50% circa delle stesse non vanno a buon fine, oltre al fatto che il 30% delle stesse domande di concordato in bianco nella nostra sezione vengono dichiarate inammissibili perché non complete o presentate il giorno stesso in cui viene trattata l’istanza fallimentare», aggiunge Del Porto. «Il boom delle domande di concordato preventivo testimonia che questa può rappresentare la strada maestra per salvaguardare i livelli occupazionali mantenendo vive le attività produttive non irrimediabilmente compromesse», afferma Alberto Carrara, presidente dell’Ordine dei commercialisti e degli esperti contabili di Bergamo, che snocciola i dati di questo incredibile aumento: «Dopo l’entrata in vigore della legge 134/2012 in Lombardia (in particolare, a Bergamo, Brescia e a Milano) si è avuto un vero boom di concordati, soprattutto in bianco. A Milano, gli 82 concordati del 2011 sono saliti a 216 nel 2012: di questi, 134 sono concordati in bianco. A Brescia, dai 21 nel 2011 si è arrivati ai 100 nel 2012 di cui 81 in bianco, con un aumento esponenziale, e a Bergamo il quadro non cambia Bergamo poiché i 29 concordati del 2011 sono saliti a 69 nel 2012, dei quali 41 siglati dopo l’11 di settembre e di questi 36 in bianco. E per tutte e tre le città la maggioranza delle domande di concordato sono stati presentate da settembre in poi». Anche se, analizzando i primi dati relativi alle prassi nei tribunali fallimentari lombardi, «la sensazione più evidente è che, nonostante l’importanza di favorire il debitore in crisi in questa fase economica di forte recessione, una buona percentuale di ricorrenti ne stia comunque facendo un uso strumentale per prendere tempo rispetto a un’ipotesi di fallimento e per bloccare le aggressioni dei creditori», chiosano in coro i giudici delegati delle sezioni fallimentari lombarde.

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