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Concordato, domanda snella

Non serve la delibera degli amministratori per la domanda di concordato in bianco delle società di capitali; basterà adempiere all’obbligo solo al momento di presentazione del piano, della proposta e della relativa documentazione, alla scadenza del termine assegnato dal tribunale; la Corte di cassazione torna con fermezza e in maniera ormai tranciante sulla questione, con l’ordinanza n. 20725 del 4 settembre 2017.

Nel caso esaminato dagli ermellini, l’amministratore unico di una srl presentava domanda di concordato preventivo con riserva ai sensi del comma 6 dell’articolo 161 l.f. (legge fallimentare), senza corredare la stessa della relativa delibera, così come richiesto dall’art. 152, comma 2, lett. b) l.f. La domanda veniva così dichiarata inammissibile e, conseguentemente, la società dichiarata fallita. Contro la dichiarazione di fallimento proponeva reclamo la società, che la Corte d’appello competente rigettava.

Gli amministratori, quindi, si rivolgevano alla Cassazione per veder annullata la pronuncia dei tribunali di merito e far riaprire le porte del concordato alla società; la motivazione principale del ricorso si fonda sul presupposto che la deliberazione degli amministratori non è necessaria fin dal momento della presentazione della domanda di concordato con riserva, ma tale formalità va assolta per «la proposta e le condizioni del concordato», come espressamente statuito dall’art. 152, comma 2 l.f. In tal modo la delibera deve essere presente solo quando sono note le modalità di attuazione del piano e la relativa proposta da formulare ai creditori sociali, ossia allo spirare del termine che il tribunale assegna in sede di concordato in bianco.

Il punto di partenza, secondo la corte di legittimità è l’art. 161, comma 4 l.f. che rimanda all’art. 152 per le formalità da seguire ai fini dell’approvazione e sottoscrizione della domanda di concordato preventivo. Quest’ultima disposizione, inserita nell’ambito del concordato fallimentare, prevede la sottoscrizione della domanda di concordato da parte di coloro che ne hanno la rappresentanza sociale. Salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo o dello statuto, nelle srl, la proposta e le condizioni del concordato sono deliberate dagli amministratori. In ogni caso, ed è questo il punto controverso, la deliberazione deve risultare da verbale redatto da notaio ed è depositata ed iscritta nel Registro delle imprese ai sensi dell’articolo 2436 c.c..

La questione affrontata attiene proprio all’ambito applicativo dell’art. 152 l.f. e, concretamente, all’allargamento delle formalità previste in termini di assunzione della decisione da parte dell’organo competente, verbalizzazione notarile e regime pubblicitario anche per la presentazione della domanda di concordato con riserva. Tale ipotesi è prevista dall’articolo 161, comma 6 l.f., in base al quale l’imprenditore può depositare il ricorso contenente la domanda di concordato insieme ai bilanci relativi agli ultimi tre esercizi, riservandosi di presentare entro il termine fissato dal giudice la proposta, il piano e la documentazione.

La Cassazione affronta la questione in modo schematico e lineare; si legge nell’ordinanza che risultano plausibili quattro diverse interpretazioni della norma, con riferimento al momento in cui occorre adempiere alle formalità previste; in particolare la delibera degli amministratori può essere prodotta o al momento della presentazione della domanda «con riserva», o al momento successivo del completamento della domanda con il deposito della proposta, del piano e della documentazione o, addirittura, in entrambe le fasi oppure, da ultimo, indifferentemente in uno dei due momenti richiamati.

Per dirimere la questione viene chiamata in causa una recente pronuncia (Cassazione n. 598 del 12 gennaio 2017). In tale decisione la Cassazione sottolineò che per la presentazione della domanda di concordato in bianco, è sufficiente la sottoscrizione da parte del debitore della procura al difensore, non occorrendo la doppia sottoscrizione. In altri termini, basta che il ricorso, contenente la domanda di concordato con riserva, sia firmato dal difensore munito di procura alle liti e non anche personalmente dal debitore. Ciò emerge chiaramente dalla formulazione del comma 6 dell’art. 161 l.f. che pone l’accento sulla diversità delle due fasi: quella del deposito della domanda di concordato con riserva e quella del deposito di proposta, piano e documentazione, nel termine fissato dal giudice. Conseguentemente, se la domanda di concordato con riserva può essere sottoscritta anche solo dal difensore con procura rilasciata dal legale rappresentante della società, è evidente che ai fini del rispetto delle formalità di cui all’art. 152 legge fall., non si possa prendere in considerazione tale fase ma occorre fare riferimento al momento del successivo completamento della domanda con il deposito della proposta.

Del resto anche da un punto di vista sostanziale appare condivisibile l’orientamento assunto; la pubblicità che viene richiesta attraverso la pubblicazione della delibera attiene alle condizioni del concordato e alla proposta avanzata ai creditori; elementi questi che emergono solo al momento della stesura definitiva del piano e che sono ignoti all’atto del deposito della domanda in bianco. Peraltro è il caso di sottolineare che la presentazione della domanda in bianco non resta priva di pubblicità legale in assenza della delibera giacché il decreto di assegnazione del termine che fa seguito alla domanda in bianco deve essere pubblicato sul registro delle imprese, a cura della cancelleria, entro il giorno successivo al deposito della domanda, a mente del comma 5 dell’articolo 161 l.f.

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