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Concordato, domanda ammissibile senza piano

Modifiche incisive che competano il quadro della riforma della Legge fallimentare. Assonime promuove a pieni voti l’intervento in vigore da settembre e fornisce anche alcuni chiarimenti interpretativi con la circolare 4 resa nota ieri. Così, su quella che è senza dubbio la più rilevante (e stando ai primi dati, apprezzata) novità, la domanda incompleta di concordato o concordato in bianco, Assonime sottolinea che il ricorso, alla luce anche delle prime pronunce della magistratura, deve almeno contenere:
1) la sottoscrizione del debitore;
2) l’indicazione dell’ufficio giudiziario a cui si rivolge che deve essere quello del luogo in cui ha la sede principale l’impresa;
3) la formale domanda di apertura della procedura di concordato;
4) la richiesta di fissazione di un termine per il completamento della domanda. Richiesto, inoltre, che al ricorso siano allegati i bilanci degli ultimi tre esercizi, in modo da consentire al Tribunale di verificare – oltre alla regolarità formale della domanda e alla competenza del tribunale – almeno l’esistenza dei presupposti dimensionali di fallibilità dell’impresa.
Non è richiesto, invece, che la domanda contenga alcun accenno al piano di concordato che il debitore intende presentare successivamente. Un’assoluta indeterminatezza in merito, sottolinea Assonime, non deve condurre all’inammissibilità della domanda, ma, piuttosto, alla concessione da parte dell’autorità giudiziaria del termine minimo di 60 giorni. In base alla legge, l’inammissibilità della domanda potrà essere pronunciata solo in caso di carenze del contenuto minimo essenziale e quando il debitore nei due anni precedenti ha già presentato una domanda incompleta alla quale non è seguita né la presentazione di un piano di concordato, né di un accordo di ristrutturazione dei debiti.

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