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Concordato, creditori pagati al 20%

Svolta sul concordato preventivo. Almeno su quello liquidatorio, che però costituisce di gran lunga la tipologia più frequente. Un emendamento approvato al decreto legge sulla giustizia civile introduce una percentuale minima di pagamento dei creditori chirografari e la colloca al 20 per cento. 
La versione attuale della legge fallimentare non prevede alcuna percentuale di soddisfazione. Il che ha, da una parte, in punta di diritto, dato luogo a discussioni sull’ammissibilità di proposte di concordato con pagamenti irrisori (1 o 2% tanto per dire) dei creditori e, dall’altro, in punta di fatto, ha alimentato l’insoddisfazione di quegli imprenditori messi davanti agli stratgemmi dei “furbetti del concordato”, pronti a cogliere l’occasione del concordato per ripartire ripuliti dai debiti.
Nel caso di concordato in continuità la percentuale minima di soddisfazione non è valida, ma in questo caso a prevalere è la prosecuzione dell’attività dell’azienda, come garanzia possibile, in caso di ripresa, di pagamento dei creditori. Altra modifica di notevole spessore, varata sempre con emendamento votato dalla commissione Giustizia della Camera, è quella che fa cadere il principio del silenzio assenso in materia di adesioni alla proposta di concordato preventivo.
La legge fallimentare, nella versione in vigore, prevede che i creditori che non hanno esercitato il voto devono essere ritenuti consenzienti per il conteggio delle maggioranze necessarie all’approvazione del piano. Con la modifica del decreto, invece, la disposizione viene cancellata e sostituita da un’altra: «I creditori che non hanno esercitato il voto possono far pervenire lo stesso per telegramma o per lettera o per telefax o per posta elettronica nei 20 giorni successivi alla chiusura del verbale. Le manifestazioni di voto sono annotate dal cancelliere in calce al verbale».
Si potrà (forse) discutere del valore da dare in questo caso alla mancata espressione del voto (dissenso o non voto), ma certo non potrà più essere annoverata tra le espressioni di consenso. L’obiettivo della modifica nasce anche in questo caso dalla presa d’atto di una realtà nella quale l’accordo tra pochi grandi creditori, nel silenzio dei piccoli e medi imprenditori commerciali, è in grado di fare approvare i piani di concordato in un sistema che affida la valutazione della convenienza della proposte solo ai creditori stessi senza interventi dell’autorità giudiziaria.
Ai due interventi che riequilibrano l’assetto attuale del concordato se ne affiancano poi altri, rilevanti, ma di portata più circoscritta. Tra questi, quello che cancella in toto la disposizione sui curatori e sulla portata temporale del conflitto d’interessi con l’incarico di commissario e sulla necessità di una struttura organizzativa adeguata all’incarico.
Nutrito il pacchetto sull’organizzazione giudiziaria, con emendamenti approvati che permettono il varo di un piano di applicazioni straordinarie di magistrati per l’emergenza venutasi a creare con i procedimenti di riconoscimento dello status di persona internazionalmente protetta e in generale per fronteggiare i procedimenti giudiziari in materia di di immigrazione, oggi generalmente soggetti a tempi di definizione estremamente lunghi.
Su proposta del relatore David Ermini (Pd) si prevede poi, che sino all’attuazione della riforma della magistratura onoraria, «i giudici di pace, i giudici onorari di tribunale e i vice procuratori onorari in servizio alla data del 31 dicembre 2015 e che abbiano compiuto il settantaduesimo anno di età cessano dall’ufficio alla predetta data. I giudici di pace, i giudici onorari di tribunale e i vice procuratori onorari, in servizio alla data del 31 dicembre 2016 e che tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2016 compiono almeno il settantesimo anno di età cessano dall’ufficio a quest’ultima data».
Infine, attraveredso la previsione di una convenzione tra ministero della Giustizia e Anci, si garantisce fino a fine anno la permanenza deldistacco dei personale formalmente in carico agli Enti locali, ma destinato a funzioni amministrative negli uffici giudiziari.

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