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Concordato con registro fisso

I decreti di omologa dei concordati (preventivi e fallimentari) con garanzia o che hanno per oggetto la cessione dei beni a creditori non possono essere assimilati a una sentenza di condanna al pagamento di somme o ad altre prestazioni e sono dunque soggetti all’imposta di registro in misura fissa. È uno dei chiarimenti della circolare 27/E/2012, che risolve alcuni dubbi interpretativi sull’imposta di registro nel contesto delle procedure concorsuali. La circolare affronta, in particolare, il regime fiscale applicabile ai decreti di omologazione degli accordi di ristrutturazione dei debiti e del concordato preventivo, oltre agli accordi di separazione e divorzio (come riporta l’articolo in basso).
In relazione ai decreti di omologa dei concordati (preventivi e fallimentari) con garanzia o aventi a oggetto la cessione dei beni a creditori, dunque, l’Agenzia conferma l’interpretazione fornita con la risoluzione 27/2012. L’Agenzia si allinea definitivamente all’interpretazione della giurisprudenza di legittimità (Cassazione, 19141/2010), secondo cui questi atti non possono essere assimilati a una sentenza di condanna al pagamento di somme o ad altre prestazioni e vanno pertanto ricondotti nell’ambito della previsione della lettera g) dell’articolo 8 della Tariffa, parte prima, allegata al Dpr 131/86 (Testo unico del registro), che prevede l’applicazione dell’imposta di registro in misura fissa.
Nell’ipotesi di omologa di un concordato con trasferimento dei beni al terzo assuntore, invece, l’agenzia delle Entrate puntualizza il differente regime applicabile agli atti che hanno a oggetto operazioni incluse nell’ambito di applicazione dell’Iva, rispetto agli atti relativi a operazioni escluse da questo tributo. Per le prime, stante il principio di alternatività tra Iva e registro, si applica l’imposta di registro in misura fissa. Per le seconde trova invece applicazione l’imposta di registro proporzionale, perché «l’atto giudiziario di omologa produce effetti immediatamente traslativi». Sulla determinazione del tributo dovuto, si precisa che, in base all’articolo 21 del Dpr 131/86, l’imposta va liquidata sulla sola disposizione che dà luogo all’imposizione fiscalmente più onerosa. Sarà dunque necessario confrontare l’imposizione sulla cessione dei beni dalla procedura all’assuntore (per esempio, con l’applicazione dell’aliquota dello 0,5% sui crediti oggetto di cessione) e l’imposizione relativa all’accollo dei debiti fallimentari da parte dell’assuntore (tassata applicando l’aliquota del 3% all’importo dei crediti oggetto di accollo). All’esito del confronto si sconterà solamente l’imposizione più gravosa, tenuto conto sia dell’aliquota che della base imponibile.
L’agenzia delle Entrate chiarisce anche il regime fiscale applicabile a determinate poste dell’attivo patrimoniale oggetto di trasferimento. Con riguardo alle cessioni dei crediti a favore del terzo assuntore (si pensi, ad esempio, alle cessioni di crediti in denaro non aventi causa di finanziamento e dei crediti erariali o, ancora, al trasferimento dei depositi bancari), in virtù del principio di alternatività tra Iva e imposta di registro, secondo l’Agenzia troverà applicazione solamente quest’ultima, nella misura proporzionale pari allo 0,5% dei crediti (articolo 6 della Tariffa, parte prima).
Sul concordato, l’amministrazione affronta infine il tema della cessione della titolarità delle azioni giudiziarie pendenti di pertinenza della massa fallimentare (come le azioni revocatorie, le azioni di responsabilità e le azioni di recupero dei crediti), confermando la natura “strumentale” delle stesse (perché non comportanti alcuna cessione anticipata dei beni o diritti cui le stesse si riferiscono) e l’inapplicabilità dell’articolo 8, lettera a) della Tariffa, parte prima, con conseguente applicazione del l’imposta in misura fissa. Sui decreti di omologazione degli accordi di ristrutturazione del debito ex articolo 182-bis della legge fallimentare, secondo le Entrate è applicabile, in linea di principio, quanto previsto dall’articolo 8, lettera g), della Tariffa, parte prima, del Dpr 131/86, e quindi la sola imposta di registro fissa, a prescindere dal contenuto sostanziale del decreto stesso (che, con riferimento alle obbligazioni oggetto di ristrutturazione, può prevedere novazioni, remissioni, differimento di scadenze e cessione di beni ai creditori). Ciò a meno che – chiarisce la circolare per ragioni di cautela – l’accordo non comporti costituzione o trasferimento di diritti reali.

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