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Concordato in bianco, senza il piano i debiti svalutati non sono deducibili

Con il Codice della crisi (Dlgs 14/2019) assume una più chiara conformazione la procedura del concordato in bianco, cioè il concordato preventivo nel quale la presentazione del piano per l’estinzione totale o parziale dei debiti non è contestuale alla presentazione della domanda per poter accedere alla procedura.

Ma come deve comportarsi , civilisticamente e fiscalmente, il creditore nelle more tra la presentazione della domanda e la presentazione del piano, con riguardo al credito che vanta verso il debitore? Questa situazione è stata oggetto di un interpello esaminato dalla Dre Lombardia nel corso del 2019, e la conoscenza delle conclusioni a cui perviene la Dre, condivisibili o meno esse siano, è utile per chi assiste il creditore.

La nuova disciplina

Rispetto all’attuale legge fallimentare (regio decreto 267/1942 articoli 160 e seguenti) nel Codice della crisi (che avrà piena attuazione dal 15 agosto 2020) vi è una più chiara distinzione dei due momenti topici della procedura di concordato in bianco: quello della presentazione della domanda e quello della apertura del concordato stesso. Infatti mentre la presentazione della domanda e gli effetti della medesima sono disciplinati dagli articoli 44-46, la procedura di apertura del concordato è regolamentate da un’altra disposizione e precisamente dall’articolo 47.

L’iter del concordato in bianco inizia quindi con la presentazione della domanda di concordato cui consegue l’emanazione del decreto di concessione del termine, che permette di depositare il piano entro trenta o sessanta giorni ( prorogabili, su richiesta, di altri sessanta giorni). Nel frattempo viene nominato il commissario giudiziale e i crediti sorti per atti compiuti dopo la presentazione della domanda sono prededucibili e quindi sono distinti dai crediti a causa dei quali viene avviata la procedura concorsuale.

Le misure protettive del patrimonio del debitore, cioè la nullità delle azioni esecutive individuali si applicano solo su richiesta del debitore stesso (articolo 54, comma 2 del Codice della crisi) , mentre nella attuale normativa la loro applicazione è automatica (articolo 168 ).

Ciò che emerge, con il nuovo Codice è, in sostanza, una più chiara distinzione tra l’atto prodromico (presentazione della domanda), cui conseguono comunque effetti non trascurabili, e l’avvio vero e proprio della procedura. Questa dualità temporale anche oggi è presente, sebbene meno marcata, e spesso dà origine a dubbi circa il corretto comportamento da tenere in un lasso temporale che potrebbe avere durata non trascurabile (4 mesi) e che può certamente svilupparsi su due esercizi e periodi d’imposta diversi.

Gli effetti contabili e fiscali

Sul piano contabile la presenza della domanda di concordato , qualora essa sia stata deposita entro il 31 dicembre (o comunque entro la fine dell’esercizio) comporta la necessità per il creditore di svalutare il credito e ciò in linea con le indicazioni previste nell’Oic 15, paragrafo 60, che, laddove il debitore abbia avviato procedure concorsuali, prevede la svalutazione analitica del credito , alimentando il fondo rischi su crediti.

Ma sul piano fiscale l’avvio del concordato in bianco permette la deduzione della svalutazione prevista dall’articolo 101, comma 5 del Tuir ? Vero è che la norma del Tuir fa riferimento espressamente, quale momento a partire dal quale il componente negativo può essere dedotto, al decreto di ammissione al concordato, ma va anche detto che l’attuale testo del Tuir risale a prima del 25 giugno 2012, data in cui con il Dl 93 è stato introdotto nella legge fallimentare il concordato in bianco. Per questo considerando i rilevanti effetti concorsuali che si applicano con il decreto di concessione del termine per la successiva produzione del piano (prededucibilità crediti, nullità azioni esecutive individuali, nomina commissario giudiziale) si poteva,con buone ragioni, sostenere che a livello sostanziale già con la domanda di concordato e l’emanazione del decreto di concessione del termine, la procedura concorsuale viene avviata e da ciò l’automatica deduzione della perdita.

Di diverso avviso si dimostra la Dre Lombardia con l’interpello 904-335/2019, con cui si afferma che solo con la presentazione del piano e quindi con l’emanazione del decreto di ammissione al concordato scatta l’automatismo fiscale di cui sopra.

La pronuncia delle Entrate è inoppugnabile dal punto di vista letterale, ma un’interpretazione sostanziale che avesse tenuto conto della evoluzione normativa poteva ben portare ad assegnare rilevanza al momento di emanazione del decreto di concessione del termine. E ciò è ancora più vero con il Codice della crisi, in cui l’avvio della procedura è marcato dalla presentazione della domanda e, al decreto di concessione del termine ( antecedente quella di ammissione), viene dato specifico risalto con l’articolo 44.

 

Paolo Meneghetti

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