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Concordato al vaglio su richiesta di parte

Il giudice può controllare nel merito la proposta concordataria nel giudizio di omologa solo se vi sia un’istanza di parte, cioè del creditore. È questa la conclusione a cui giunge il tribunale di Piacenza che, con la decisione del 26 ottobre scorso, si discosta dalla giurisprudenza della Corte di cassazione perché – affermano i giudici – è cambiato il quadro normativo, dopo il restyling introdotto dalla legge 134/2012, che ha convertito il decreto legge sviluppo 83/2012.
Il tribunale distingue anzitutto il controllo esercitato in sede di ammissione (necessariamente ispirato a una delibazione sommaria e di legalità formale) dal controllo esercitabile in sede di omologa, quando la procedura ha ormai seguito buona parte del suo corso e la documentazione e le informazioni disponibili sono maggiori. La Cassazione (tra le altre, sentenza 18864/2011) ha escluso che al giudice fosse affidata una mera funzione di controllo della regolarità formale della procedura; anzi, i giudici hanno affermato che poteva intervenire, anche d’ufficio e in difetto di opposizione regolata dall’articolo 180 della legge fallimentare, sollevando le eccezioni di merito, come quella di nullità. Questo perché, anche se il giudizio sulla realizzabilità della proposta concordataria, come prognosi di adempimento, competeva solo ai creditori, il giudice aveva comunque l’obbligo di procedere a un controllo di legittimità sostanziale nel caso di vizio genetico della causa, per inadeguatezza del piano.
Ma il tribunale giunge ora a conclusioni diverse in base alle recenti modifiche alla legge fallimentare. Il giudice osserva che la possibilità di presentare un concordato con riserva del piano, in base all’articolo 161, comma 6, della legge fallimentare e di realizzare un concordato con continuità, regolato dall’articolo 186-bis, portano a ritenere che il concordato preventivo punti a preservare le strutture produttive. Inoltre, l’aspetto contrattualistico del concordato è accentuato anche dalle modifiche in tema di indipendenza dell’attestatore, dalla previsione di un’autonoma responsabilità penale e dalla modifica all’articolo 179, che legittima il creditore a costituirsi nel giudizio di omologa e a esprimere un voto differente se nelle more siano mutate le condizioni di fattibilità del piano, a esasperare questo profilo contrattualistico del concordato. Di qui, il tribunale deduce che il potere di controllo d’ufficio possa trovare ingresso solo ove vi sia un’istanza di parte, cioè del creditore.

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