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Concordati, sopravvenienze più onerose

L’articolo 13 del Dlgs 175/2014 ha modificato anche la disciplina (articolo 88, comma 4-ter) dell’altra fattispecie di sopravvenienza attiva non imponibile ai fini dell’imposizione diretta: le riduzioni di debiti ottenute dall’impresa soggetta a procedura concorsuale o paraconcorsuale. Dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 7 ottobre 2015 questi componenti positivi del risultato di esercizio non sono imponibili:
integralmente, se derivanti da concordato fallimentare o preventivo liquidatorio o da procedure estere equivalenti, previste in Stati con i quali esiste un adeguato scambio di informazioni;
solamente per la parte che eccede le perdite fiscalmente riconosciute, pregresse e di periodo (al lordo del limite dell’80% di cui all’articolo 84 Tuir e comprendendo anche quelle trasferite al consolidato) e gli oneri finanziari non dedotti e riportabili di cui all’articolo 96, nel caso di riduzioni emerse nell’ambito di concordati di risanamento, di accordi di ristrutturazione omologati ovvero di piani attestati (ex articolo 67 legge fallimentare) pubblicati nel registro delle imprese (e procedure estere equivalenti).
Il legislatore ha precisato che queste disposizioni si applicano «anche» per le fattispecie di cui al precedente comma 4-bis (rinunce da soci) che pertanto dovranno seguire entrambe le prescrizioni. Queste modifiche, unitamente all’adempimento della comunicazione dei finanziamenti ricevuti dai soci (effettuata entro il 30 ottobre scorso), “costringe” le imprese a riportare l’attenzione sulle somme ricevute a vario titolo dai soci, ponendo le basi per alcune considerazioni. Oltre, infatti, all’effetto sul possibile accertamento redditometrico in capo al socio che, versando, ha manifestato una corrispondente disponibilità finanziaria, appare opportuno riflettere sulle modalità di versamento da parte dei soci. Una giurisprudenza piuttosto consolidata (Cassazione 16797/2013 e Ctr Torino 140/36/13) ha considerato i finanziamenti soci operati in contanti e senza preventiva delibera, quale elemento che, unitamente ad altre irregolarità contabili ed anomalie, può legittimare sotto l’aspetto probatorio l’accertamento analitico-induttivo di maggiori ricavi. La soglia a 999,99 euro per i movimenti in contanti attualmente vigente (in attesa dell’incremento del limite previsto dal progetto di legge di stabilità 2016) dovrebbe aver evitato versamenti di importi eccedenti tale “paletto”, ma non va trascurato che ripetute “entrate” di somme appena al di sotto del limite destano sicuramente sospetto e possono rendere assai complicata la difesa. Ciò, in particolare, se tali finanziamenti, oltre a essere difficilmente compatibili con le situazioni patrimoniali dei soci, vengono effettuati a favore di società costantemente in perdita (Cassazione 9132/2014). In simili casi, la comunicazione dei finanziamenti può attirare l’attenzione dei verificatori non solo sui soci, ma anche sulla stessa società destinataria, e sulla complessiva attendibilità della contabilità da essa tenuta.

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