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Concordati, aiuti col freno tirato

Il finanziamento delle imprese in crisi non decolla senza la garanzia che le somme erogate restino prededucibili anche in caso di successivo fallimento; così, anche a causa dei molteplici interventi legislativi che alimentano un clima di insicurezza, i risultati e gli effetti delle nuove disposizioni volte ad incentivare le banche negli interventi a favore di società in concordato si rivelano minori delle aspettative. Banca d’Italia con il documento n. 387 del settembre 2017 fa il punto della situazione a, dati alla mano, illustra come e quanto sia mutato il finanziamento delle imprese in crisi in termini di erogazione e di costo del denaro.

Per incentivare il finanziamento delle imprese in crisi i modelli in uso nei principali ordinamenti giuridici prevedono una priorità nel rimborso delle somme erogate rispetto agli altri creditori concorsuali; in alcuni casi tali finanziamenti si collocano, nell’ordine di rimborso, prima dei creditori chirografari ma dopo quelli assistiti da privilegio; in altri casi, invece, si assiste a una cosiddetta «super priorità» caratterizzata dal fatto che i finanziamenti erogati dalle banche si collocano al primissimo posto nella gerarchia di rimborso. È quanto avviene in Italia dove l’ordinamento fallimentare accorda ai finanziamenti erogati a favore di imprese in crisi la prededucibilità, ossia la priorità nel rimborso rispetto a tutti gli altri crediti concorsuali (eccezion fatta per i crediti ipotecari ed assistiti da pegno).

Ciascuno dei due modelli presenta dei vantaggi e degli svantaggi giacché in ballo ci sono interessi contrapposti: quello dei creditori concorsuali preesistenti che si vedono scavalcati nel rimborso dalle nuove somme erogate e quello degli stessi istituti di credito chiamati a finanziare le imprese in crisi che richiedono, necessariamente, garanzie elevate a fronte di un intervento alquanto rischioso.

Banca d’Italia propone un approccio storico normativo per evidenziare, attraverso un excursus puntuale, tutti gli interventi effettuati dal legislatore per strutturare il sistema di incentivazione delle imprese in crisi contenuto nella legge fallimentare (vedi tabella). L’inserimento di disposizioni che favoriscano l’intervento delle banche in situazioni concorsuali si colloca nel più ampio disegno di revisione della legge fallimentare volto a favorire, ove ancora possibile, la conservazione dell’azienda e della sua continuità. Conservazione che, nella maggior parte dei casi passa per l’adozione di uno strumento concorsuale quale il concordato preventivo in continuità o l’accordo di ristrutturazione dei debiti. Istituti questi che in assenza di nuova finanza a disposizione dell’impresa in crisi, difficilmente possono condurre ai risultati sperati. Al termine del percorso normativo intrapreso, secondo banca d’Italia, due sono ancora gli aspetti critici che frenano oltremodo le erogazioni da parte degli istituti di credito.

Da un punto di vista procedurale e formale il sistema delineato appare troppo stratificato e composito ossia generato da molteplici interventi non sempre tra loro coordinati e conseguenti. Ciò ha determinato la presenza di alcuni «spazi di sovrapposizione» ossia situazioni previste e disciplinate da più disposizioni e, in generale, crea dubbi e perplessità al sistema creditizio in una situazione già di per sé estremamente complessa e rischiosa.

Ma l’aspetto che più allontana le banche dal finanziamento delle imprese in crisi viene individuato nell’instabilità del beneficio della prededucibilità delle somme erogate.

Il fatto è che non risulta chiaro cosa succede alla finanza erogata, ad esempio, nell’ambito di un concordato preventivo e assistita dalla prededucibilità, in ipotesi di successivo fallimento dell’impresa. Il rischio è che tale rango venga meno e il credito erogato dalla banca finisca per essere degradato in chirografo, al pari di tutti gli altri crediti concorsuali non assistiti da alcun privilegio.

Potrebbe quindi accadere che il giudice delegato non riconosca il beneficio della prededucibilità in sede di verifica del passivo laddove ritenga ex post insussistenti i requisiti alla luce dei quali esso era stato concesso. È vero che per ovviare il problema il finanziamento potrebbe essere supportato dal rilascio di garanzie reali o personali, ma è altrettanto vero che non sempre è possibile.

La Banca d’Italia auspica che venga assunta una posizione ufficiale magari nell’ambito del disegno di legge «Rordorf», che, tra i principi, include già il riconoscimento del carattere stabile alla prededuzione, nel caso di successiva liquidazione giudiziale o amministrazione straordinaria, salvi i casi di frode.

Alessandro Felicioni

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