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«Conclave» e voto segreto per decidere sull’Ema

La candidatura di Milano per accogliere l’Agenzia europea delle medicine (Ema), che deve lasciare Londra insieme all’Autorità bancaria europea (Eba) per l’uscita del Regno Unito dall’Ue, viene votata oggi nel Consiglio dei ministri degli Affari generali con una riservatezza da conclave cardinalizio e notevole incertezza sull’esito. Il complicato sistema di voti e ballottaggi segreti, introdotto per la prima volta in queste assegnazioni a Bruxelles, probabilmente serve a risparmiare ai capi di governo (in passato responsabili della scelta delle agenzie) le polemiche dei perdenti e sulla probabile destinazione dell’Eba alla potente Germania con Francoforte. Ma il meccanismo elaborato dagli euroburocrati potrebbe penalizzare le candidature per l’Ema con i migliori requisiti tecnici, organizzativi e logistici (Milano, Amsterdam, Copenaghen, Vienna, Barcellona, Stoccolma). E risulta talmente cervellotico da mettere a rischio perfino le manovre della cancelliera tedesca Angela Merkel, in genere vincenti in Europa. In più è spuntata una variabile Francia. Se Macron non ritenesse garantita la presidenza dell’Eurogruppo per il suo ministro Bruno Le Maire, da nominare il 4 dicembre, potrebbe tornare a spingere di più Lille per l’Ema o perfino Parigi per l’Eba contro Francoforte.

Nel primo voto sull’Ema, i ministri (per l’Italia il sottosegretario Sandro Gozi) possono dare tre punti a una città, più due e uno ad altre due candidate. I Paesi in corsa verosimilmente si auto-voteranno, impedendo di raccogliere i 14 voti da 3 punti necessari per vincere. Gli altri due voti dovrebbero andare agli alleati. Ma, siccome passano al secondo turno le tre città più votate, il segreto dell’urna potrebbe far preferire le concorrenti con minori possibilità, magari facendone emergere qualcuna a sorpresa. Alla Germania è attribuito un accordo «sommerso» per portare al secondo turno Amsterdam (il premier olandese Mark Rutte è un abituale alleato di Merkel a Bruxelles) e Bratislava, che non ha requisiti adeguati e rivendica il principio geopolitico dell’assegnazione a uno dei Paesi dell’Est ancora privi di agenzie Ue. Nel secondo turno i ministri hanno solo un voto. Le tre città passate devono ottenerne 14 per vincere. Gli accordi a gruppi separati tra Stati nordici, mediterranei ed esteuropei potrebbero imporre il ballottaggio finale alle due candidate più votate. Una ulteriore parità sarebbe risolta con l’estrazione a sorte.

L’esito del voto sull’Ema, se influenzato dalla Germania, può convincere alcuni sconfitti a una ritorsione contro Francoforte in quello successivo per l’Eba (9 candidature). Polemiche potrebbe scaturire dalla sorprendente regola delle schede subito bruciate, che consentirà di conoscere solo le città vincitrici e che contrasta con la trasparenza sempre promessa dall’Ue ai cittadini. Milano non potrebbe contestare la vittoria di Amsterdam, Copenaghen o di un’altra candidata con requisiti adeguati. Davanti a una scelta «politica» per l’Ema, che garantisce alla città ospitante un giro d’affari stimato circa 1,5 miliardi l’anno, sarebbe diverso. Potrebbero anche esserci recriminazioni sul governo Gentiloni, che è in scadenza e quindi meno considerato nelle offerte di contropartite in cambio di voti. Il sottosegretario Gozi, se servissero accordi in extremis, potrebbe trovarsi in difficoltà con i Paesi rappresentati nel Consiglio da influenti ministri.

Ivo Caizzi

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