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Conciliazione, tutti contro tutti

di Gabriele Ventura 

È a doppia lettura la risoluzione Ue sulla mediazione obbligatoria. Da un lato i favorevoli al sistema introdotto in Italia dal dlgs n. 28/2010, che vedono nel documento un punto a loro favore: una prova inconfutabile del favorevole orientamento europeo nei confronti dell'obbligatorietà. Dall'altra gli avvocati, promotori di una dura battaglia nei confronti della riforma italiana, che invece rilanciano sottolineando il punto in cui il Parlamento europeo indica nella «rapidità» e nel «basso costo» gli elementi fondanti del procedimento conciliativo. Presupposti che invece, secondo gli avvocati, non sono presenti nel sistema italiano così come concepito: perché è costoso e rallenta il percorso della giustizia. Certo è che la risoluzione in più punti giustifica e avvalla il controverso dlgs n. 28/2010, visto dall'Europa un po' come una «extrema ratio» per riavviare un sistema giustizia in panne come quello italiano (si veda ItaliaOggi di ieri). «A questo punto è certo che la mediazione obbligatoria non esiste soltanto in Italia come afferma invece chi si oppone al nuovo sistema», afferma Felice Ruscetta, consigliere del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e presidente della Fondazione Adr Commercialisti, «esprimo un commento più che positivo perché finalmente l'Europa si è espressa sull'obbligatorietà in modo favorevole, smontando il cavallo di battaglia di chi osteggiava la mediazione». Positivo anche il commento di Lorenza Morello, presidente di Avvocati per la mediazione. «La risposta alle tante critiche pretestuose e infondate viene proprio dalla Comunità europea, interpellata recentemente da certa avvocatura che crede sempre di essere dalla parte del giusto». Il Consiglio nazionale forense segnala invece il punto 10 della risoluzione, e in particolare il passaggio in cui il Parlamento europeo sottolinea che «la mediazione dovrebbe essere promossa come una forma di giustizia alternativa praticabile, a basso costo e più rapida, piuttosto che come un elemento obbligatorio della procedura giudiziaria». Un punto su cui si concentra anche Maurizio de Tilla, presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura. «La risoluzione dice che la mediazione deve essere rapida e costare poco», afferma, «invece la mediazione italiana costa anche 20 o 30 mila euro ed è tutto fuorché rapida. Ciò significa che nel nostro sistema mancano i requisiti fondamentali chiesti dall'Europa».

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