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Conciliazione, tassativi i 20 giorni

«Giudico la riforma del mercato del lavoro come parte. Per chi svolge una funzione di controllo i paletti servono. Se si è d’accordo sulla necessità di correggere le licenze comportamentali che vanno dall’elusione al lavoro nero, occorre essere conseguenti». Paolo Pennesi, direttore generale per l’Attività ispettiva del ministero del Lavoro, parla di una riforma che è un restyling, non una rivoluzione, ma le correzioni alla flessibilità in entrata erano necessarie: «L’uso distorto di lavoro a progetto, partite Iva lavoro accessorio – continua Pennisi – era tale che per noi era diventato difficile, in alcune aree del Pease, contestare lavoro nero o irregolare». L’introduzione della comunicazione preventiva per il lavoro intermittente che effetti ha prodotto? «Dopo una prima fase di difficoltà, abbiamo registrato tantissime comunicazioni: rispetto alle 20 giornate medie annue di lavoro censite nell’Emens, negli ultimi sei mesi il ricorso al lavoro a chiamata è triplicato. Dobbiamo ammettere – continua Pennesi – che è venuta a galla una parte di sommerso. Pochi sanno che l’intermittente è molto utilizzato, con 600mila contratti l’anno viene subito dopo il tempo indeterminato e il contratto a termine».
Lo stesso effetto-pulizia è atteso rispetto alle collaborazioni a progetto. «In questo ambito – spiega Pennesi – abbiamo confermato che una serie di attività di carattere manuali, dal barista alla commessa, che ci sembrano incompatibili con questa tipologia». Il progetto, con la riforma Fornero, torna centrale. «Non basta – ribadisce Pennesi – l’enunciazione generica che finisce per coincidere con la ragione sociale dell’impresa; per esempio, un progetto di vendita o commercializzazione con strumenti informatici o telefonici deve specificare quali prodotti, per che tipo di campagna, in quale arco temporale e con quali azioni. Non è detto che il progetto debba riguardare attività collaterali a quelle dell’impresa, ma occorre dettaglio».
Sulle partite Iva che hanno un solo committente, l’interpretazione del ministero ha cercato di rassicurare gli operatori dopo lo sconcerto sollevato dalla legge. La presunzione di collaborazione a progetto, ricondotta automaticamente a lavoro subordinato, con l’inversione dell’onere della prova, incontra infatti, molte eccezioni. I professionisti iscritti in Albi, o in elenchi tenuti o riconducibili alla pubblica amministrazione (quindi anche i maestri di sci, censiti dalla Federazione sport invernali che fa capo al Coni) non sono interessati dalla stretta. La circolare 32 ha spiegato la deroga per quanti hanno competenze di grado elevato, collegandole, prima di tutto a un diploma o a una laurea o a una qualifica professionale. Ancora beneficia della deroga chi esercita l’attività autonoma «in via esclusiva o prevalente sotto il profilo reddittuale» da almeno dieci anni. A questo punto chi è soggetto alla presunzione? «L’informatico senza laurea e senza diploma, che non ha esperienza decennale, se è sotto i 18.600 euro annui», risponde Pennesi.
I prossimi impegni per la direzione Attività ispettive sono due circolari. «La procedura di conciliazione per i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo – spiega Pennesi – deve concludersi in modo tassativo in 20 giorni. Interessa i datori di lavoro che hanno più di 15 dipendenti e non si applica al licenziamento per il superamento del periodo di comporto. Le commissioni devono tener presente che si tratta di un tentativo di conciliazione, quindi non devono fare istruttorie particolari». Quanto all’apprendistato si chiariscono le conseguenze rispetto alla mancata formazione. «Per esempio, chi ha saltato la formazione al primo anno, può recuperare durante il secondo e il terzo. In questi casi, gli ispettori utilizzeranno lo strumento della disposizione, senza revocare i benefici contributivi».

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