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Conciliazione: spunta l’obbligatorietà a tempo

di  Francesco Nariello

Avvocati presenti in tre procedure di mediazione su quattro. Anche senza l'assistenza obbligatoria, quindi, le parti preferiscono farsi accompagnare dal proprio legale di fiducia in una conciliazione. È uno dei dati forniti ieri dal ministero della Giustizia nel corso del convegno «Conciliazione, mediazione, azione collettiva. Quale futuro?», organizzato a Roma da Adiconsum. Un evento che è stato l'occasione per fare il punto sulle nuove regole entrate in vigore da poco più di tre mesi e che non hanno mai smesso di accendere gli animi, soprattutto sul fronte forense. Questo mentre spunta l'ipotesi di introdurre l'obbligatorietà «a tempo».

A snocciolare le rilevazioni raccolte da via Arenula sulle prime fasi della conciliazione obbligatoria è stata Augusta Iannini, responsabile dell'ufficio legislativo della Giustizia. «Davanti al mediatore, purtroppo, le parti non si sono presentate in quasi il 70% dei casi. Coloro che hanno partecipato alla procedura, però, hanno raggiunto un accordo più di tre volte su quattro, a dimostrazione dell'utilità dell'istituto», ha detto Iannini. Nonostante la presenza dell'avvocato non sia obbligatoria, inoltre, il 73% di coloro che hanno partecipato alla mediazione si è fatto assistere da un legale, mentre circa il 60% dei mediatori è costituito proprio da avvocati.

Sulla spinta delle proteste portate avanti dai legali, e in particolare dall'Oua (con l'ultimo sciopero scattato lo scorso giovedì), si susseguono intanto le ipotesi sulle possibili modifiche da apportare al decreto legislativo 28/2010. Tra queste spunta la possibilità di prevedere un limite al vincolo di mediazione: una sorta di obbligatorietà «a tempo» (3-5 anni) per lanciare la conciliazione. Dopo lo «start-up», invece, il ricorso all'arbitro rimarrebbe facoltativo. Di questa ipotesi (ma non solo) si è parlato negli scorsi giorni in Commissione Giustizia al Senato, nell'ambito della discussione sui due testi in esame (i ddl 2329 e 2534) per la modifica della disciplina sulla conciliazione obbligatoria.

A dire la sua sulla mediazione è stato ieri anche il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà, che ha aperto il convegno di Roma: «Deve essere uno strumento in grado di rispondere alle esigenze delle parti in modo da consentire una decisa regressione del contenzioso civile – ha spiegato -. Per questo la mediazione non deve essere rigida e bisogna evitare un'eccessiva tipizzazione del rapporto. Modulando invece il più possibile la procedura tenendo conto della volontà delle parti, in modo da eliminare i motivi di impugnazione delle decisioni».

Sul fronte dei consumatori, infine, il neosegretario generale di Adiconsum, Pietro Giordano, ha ribadito la «contrarietà sia alla proposta di stabilire un limite massimo di cinquemila euro per il vincolo di mediazione che all'introduzione dell'assistenza obbligatoria degli avvocati», chiedendo invece un sostengo maggiore «per la conciliazione paritetica, mezzo di risoluzione delle controversie attraverso il confronto tra consumatore e azienda».

 

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