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Conciliazione, si cambia: il ritorno degli avvocati

di Isidoro Trovato

MILANO— Resta un cantiere aperto, ma per lo meno si intravede l’edificio. Dopo mesi di scontri e contrasti, per la mediazione civile obbligatoria (che è già entrata in vigore) si profila un assetto definitivo. Dopo l’apertura al dialogo da parte del ministro della Giustizia Alfano, è stata varata una piattaforma di trattativa con il Consiglio nazionale forense: il primo risultato ottenuto da Guido Alpa, presidente del Cnf, è la presenza dell’avvocato durante la conciliazione. E si tratta di una conquista rilevante considerato che, nella prima versione, i cittadini che ricorrevano alla conciliazione potevano presentarsi anche da soli davanti al mediatore. Adesso, invece, sarà obbligatorio comparire con un legale e (aspetto determinante) pagarlo. Non a caso Alfano e Alpa hanno parlato di minimi tariffari da ritoccare al rialzo perché ancora fermi al 2004. Ma i nodi da affrontare sono ancora tanti: la competenza territoriale dei mediatori, i requisiti di imparzialità e indipendenza, il patrocinio a spese dello Stato nella mediazione. Ma soprattutto, la madre di tutte le battaglie: l’obbligatorietà della mediazione. Gli avvocati continuano a chiederne l’abrogazione, il ministero la ritiene indispensabile. Il perché è chiaro: tutti i tentativi di mediazione fatti i n I t a l i a s u b a s e d i volontarietà sono naufragati. Con l’obbligatorietà invece emerge (da stime affidabili) che nelle prime quattro settimane di entrata in vigore della riforma siano state più di sei mila le mediazioni avviate e per un valore medio della controversia di oltre 50 mila euro. Numeri importanti che dimostrerebbero quanto sia indispensabile l’obbligatorietà per un buon funzionamento del meccanismo. Al punto che anche in Europa qualcosa si muove. È bene ricordare infatti che l’Italia è un caso unico: in tutti gli altri paesi la conciliazione è facoltativa. A Bruxelles, il 23 maggio verranno presentati ufficialmente i risultati di uno studio sui risparmi della mediazione, su cui già circolano anticipazioni. Partendo dalle risultanze del «Doing Business In» (il rapporto della Banca mondiale, nel quale la giustizia civile in Italia figura al 157 posto), gli esperti incaricati dall’Ue hanno stimato che in Italia basterebbe un tasso di successo del 4%perché la mediazione produca risparmi di tempo, e del 28%per risparmi anche sui costi. Velocizzare la giustizia civile è l’obiettivo dichiarato del ministro Alfano a cui gli avvocati rispendono che per farlo esistono strade alternative. Anche la mediazione potrebbe esserlo ma senza l’obbligatorietà. Su questo tema si confronterà oggi il Cnf (fautore del dialogo) e i fautori dell’opposizione più intransigente: le associazioni e l’Organismo unitario dell’avvocatura. «Non bisogna dimenticare— osserva Maurizio de Tilla, presidente dell’Oua — che sulla mediazione pende ancora un forte sospetto di anticostituzionalità su cui dovrà pronunciarsi la Corte costituzionale» . La sensazione è che solo se Alfano riuscirà a trovare un accordo con gli irriducibili oppositori dell’obbligatorietà si potrà considerare chiuso il cantiere della mediazione e passare definitivamente alle «prove di collaudo».

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