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Conciliazione senza offerte speciali

Convenzioni sui prezzi vietate e assistenza legale obbligatoria ma non nella mediazione facoltativa. Il ministero della Giustizia, con circolare del 27 novembre, ha fornito i primi chiarimenti sulla disciplina della conciliazione dopo la reintroduzione dell’obbligatorietà disposta l’estate scorsa con il decreto «del fare». Sul punto cruciale del conflitto d’interessi (cui la direttiva del 5 novembre del ministro Anna Maria Cancellieri dedicava una particolare attenzione), la circolare parte da un dato di fatto: la segnalazione di convenzioni o accordi, stipulati tra l’organismo di mediazione e le parti indirizzate a stabilire forme di agevolazioni, sconti in materia di compensi economici, a favore di una soltanto delle parti in mediazione.
Queste forme di accordo rappresentano, a giudizio del ministero, un’evidente violazione della disciplina a presidio dell’immagine di imparzialità dell’organismo di mediazione. «La disparità di trattamento economico – spiega la circolare – cui le parti in mediazione vengono assoggettate potrebbe alterare, infatti, la posizione di terzietà dell’organismo medesimo rispetto a esse, creando una condizione di favore che, seppure attenga formalmente solo alla questione del trattamento economico, appare suscettibile di ingenerare incertezza sull’indipendenza dell’organismo, in ragione dell’instaurato vincolo giuridico, stabile e continuativo, con l’ente convenzionato e i suoi aderenti».
Quanto all’assistenza legale, la circolare innanzitutto esclude che gli avvocati possano esercitare la funzione di mediatore al di fuori di un organismo di mediazione per una coerenza di fondo del sistema che prevede lo svolgimento della conciliazione all’interno di un organismo sottoposto a vincoli di controlli e responsabilità. Inoltre, l’obbligo di assistenza legale scatta per la conciliazione obbligatoria e per quella disposta dall’autorità giudiziaria, ma non per i casi di mediazione facoltativa nella quale l’intervento dell’avvocato potrà invece essere opportuno per dotare di forza esecutiva l’accordo raggiunto.
E sempre sul fronte dell’avvocatura e con la costante preoccupazione per la terzietà degli organismi di mediazione, la circolare sposa in pieno il (nuovo) divieto introdotto nel Codice deontologico forense di fissare la sede dell’ente presso lo studio legale (e viceversa).
La circolare interviene anche a chiarire alcuni aspetti della disciplina dei costi, sottolineando come, malgrado il decreto «del fare» abbia sancito che nel caso di mancato accordo al termine del primo incontro nessun compenso è dovuto per l’organismo di mediazione, tuttavia le spese di avvio del procedimento (quelle minime che l’ente deve sostenere per iniziare la procedura) sono dovute da entrambe le parti comparse al primo incontro. Quanto alla parte invitata, per la circolare, è evidente che l’onere di pagare le spese di avvio è giustificato dal fatto di essersi presentata al primo incontro e di avere perciò in concreto usufruito della funzione del mediatore, sia pur nei limiti propri di questa fase preliminare. Viceversa, nulla le potrà essere richiesto nel caso in cui non abbia partecipato al primo incontro.
Da ridurre poi l’importo delle indennità da corrispondere agli organismi, nei termini disciplinati dal decreto ministeriale n. 180 del 2010, anche nel caso della mediazione disposta dal giudice nel corso del procedimento (la decisione può essere presa anche nel corso del giudizio di appello).
Infine, la circolare si sofferma anche sul luogo dove va depositata la domanda di conciliazione perché sia rispettato l’obbligo.
L’individuazione dell’organismo di mediazione competente a ricevere l’istanza va fatta tenuto conto del luogo dove l’ente ha la sede principale o le sedi secondarie; condizione necessaria è però che le sedi in questione siano state regolarmente comunicate al ministero della Giustizia e abbiano costituito oggetto di provvedimento di iscrizione al registro.

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