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Conciliazione, salvagente legale

 di Antonio Ciccia  

Salvagente per il legale che non ha avvisato il cliente sulla conciliazione. Il contratto professionale è annullabile, ma solo su richiesta del cliente: non può essere annullato d'ufficio dal giudice che constata la mancata informazione e tanto meno su richiesta della controparte.

Lo ha deciso il tribunale di Varese, prima sezione civile, con l'ordinanza del 1° marzo 2011, che rappresenta una delle prime applicazioni del decreto legislativo 28/2010 sulla media-conciliazione.

Nel corso della causa i soggetto chiamati in giudizio hanno sollevato una questione preliminare, chiedendo al giudice di annullare il conferimento d'incarico da parte dei loro avversari ai loro difensori: questo a causa della violazione dell'articolo 4, comma 3, del d.lgs. 28/2010, in quanto non era stata allegata all'atto introduttivo del giudizio, l'informativa specifica sulla conciliazione sottoscritta dai clienti.

In effetto il decreto legislativo n. 28/2010 ha stabilito alcuni obblighi agli avvocati, e in particolare l'obbligo, all'atto del conferimento dell'incarico, di informare chiaramente e in forma scritta l'assistito della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione e delle conseguenti agevolazioni fiscali e dei casi in cui la mediazione è obbligatoria.

Inoltre il documento che contiene l'informazione è sottoscritto dall'assistito e deve essere allegato all'atto introduttivo dell'eventuale giudizio.

In caso di violazione degli obblighi di informazione, il decreto stabilisce che il contratto tra l'avvocato e l'assistito è annullabile (intanto il ministero della Giustizia ha incontrato il Cnf ed è in elabirazione un decreto legge che sancisce l'obbligo di assistenza tecnica in tutti i procedimenti di mediazione).

Se queste sono le disposizioni di riferimento, davanti al tribunale di Varese è stata contestata la regolarità del mandato professionale dell'avvocato, che non ha allegato l'informativa firmata. Il tribunale non ha annullato il contratto professionale. L'annullabilità, di cui parla la norma, è disciplinata, infatti, dall'articolo 1441, comma 1, del codice civile.

Questo significa che l'annullabilità può essere fatta valere solo dall'assistito che non ha ricevuto l'informativa. Il giudice, invece, non può annullare il contratto su richiesta della controparte. Una diversa interpretazione sarebbe affetta da incostituzionalità.

L'ordinanza del tribunale di Varese riserva al cliente la reazione contro la violazione degli obblighi informativi da parte del proprio avvocato. In effetti anche se l'invalidità non può essere rilevata da altri, sempre di violazione di obblighi di tratta.

Peraltro l'obbligo informativo non scatta al primo contatto tra legale e cliente, ma solo all'atto del conferimento dell'incarico, che si manifesta con la firma del mandato. Il decreto legislativo dettaglia il contenuto dell'informazione da rendersi a cura dell'avvocato: l'informazione deve essere fornita chiaramente e per iscritto.

Il Consiglio nazionale forense ha elaborato modelli di infomativa e di procura alle liti aggiornati al decreto legislativo n. 28. L'avvocato, dunque, deve informare il cliente dei diversi tipi di conciliazione previsti dalla legge, sia quella facoltativa sia quella obbligatoria, e dei vantaggi fiscali connessi alla mediazione. L'avvocato deve anche informare dei casi in cui l'esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale (e cioè dei casi in cui non si può mandare avanti la causa, senza avere prima effettuato una conciliazione). L'informazione deve essere fornita chiaramente e per iscritto. Il documento che contiene l'informazione è sottoscritto dall'assistito e deve essere allegato all'atto introduttivo dell'eventuale giudizio. Il giudice che verifica la mancata allegazione del documento, se non rinvia d'ufficio per la mediazione, deve informare la parte della facoltà di chiedere la mediazione. Dunque non basta una informativa orale e dell'avvenuta informazione deve essere data formalizzazione per iscritto.

Se l'avvocato non informa la parte, rischia, nei termini precisati, l'annullabilità del contratto concluso eventualmente con l'assistito. Ma non solo. Se il cliente non vuole far valere l'annullabilità del contratto, questo proseguirà a produrre effetti. Ma non si può dire che la violazione rimanga senza sanzioni. Sono sempre possibili, infatti sanzioni disciplinari da parte dell'ordine professionale. L'articolo 40 del codice deontologico forense stabilisce, infatti, a carico degli avvocati l'obbligo di informare chiaramente il proprio assistito all'atto dell'incarico delle caratteristiche e dell'importanza della controversia o delle attività da espletare, precisando le iniziative e le ipotesi di soluzione possibili. L'annullabilità del contratto, infine, non tocca la validità della procura rilasciata dal cliente all'avvocato: la procura alle liti è un atto interamente disciplinato dalla legge processuale, ed è quindi insensibile alla sorte del contratto di patrocinio, la cui invalidità non toglie quindi al difensore il potere di stare in giudizio attribuito con la procura. Quindi il processo iniziato dall'avvocato che non ha fornito le informazioni sulla conciliazione non è improcedibile, anche perché questo sarebbe stato un danno a carico del cliente.

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