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Conciliazione per 300mila cause

di Giovanni Negri

Chance conciliazione per oltre 300mila cause a partire da domani. Il tentativo obbligatorio di mediazione si estende alle controversie in materia di risarcimento danni da incidenti stradali e alle liti condominiali. Un allargamento che pesa nel totale del contenzioso civile sopravvenuto a carico dei giudici di pace per circa un quinto. Stando almeno agli ultimi dati del ministero che segnalano come il flusso di controversie in materia di richieste di indennizzi per incidenti sia andato crescendo sino a sfiorare le 300mila. Se a queste si sommano le circa 20-25mila liti condominiali si arriva alla quota complessiva.
Le due nuove aree di contenzioso vanno ad aggiungersi a un fitto, almeno sul piano numerico se non proprio della consistenza, elenco di materie che hanno visto dipanarsi la tormentata esperienza della mediazione obbligatoria per tutto l'anno passato e i primi 3 mesi del 2012:
– diritti reali (distanze nelle costruzioni, usufrutto e servitù di passaggio eccetera);
– divisione;
– successioni ereditarie;
– patti di famiglia;
– locazione;
– comodato;
– affitto di aziende;
– risarcimento danni da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità;
– contratti assicurativi, bancari e finanziari.
A fronte di questo denso elenco di materie si contrappone un esercito di quasi 800 organismi di conciliazione (797 a ieri, oltre), oltre alle centinaia che svolgono solo attività di formazione per i futuri conciliatori, nel quale trova posto un po' di tutto: da enti rigorosamente privati, in buona parte allestiti da professionisti, a quelli, forti dell'esperienza di anni, istituiti presso le Camere di commercio.
Una pluralità, e un numero, di figure che contribuisce a fare storcere il naso all'avvocatura, peraltro in sciopero ancora in questi giorni con la conciliazione tra le ragioni della protesta, che da subito ha contestato la novità. Ormai, preso atto della volontà del ministero della Giustizia di procedere all'entrata in vigore della seconda parte del pacchetto conciliazione, gli occhi di tutti sono puntati sulla Corte costituzionale che dovrà decedere della legittimità di passaggi cruciali della disciplina applicativa.
Quanto alle procedure, la mediazione si introduce con una semplice domanda all'organismo, con l'indicazione dell'organismo investito, delle parti, dell'oggetto della pretesa e delle relative ragioni. Le parti possono scegliere liberamente l'organismo. In caso di più domande, la mediazione si svolgerà davanti all'organismo presso cui è stata presentata e comunicata alla controparte la prima domanda. Nessun vincolo territoriale: la conciliazione è possibile anche presso un ente lontano dal luogo di residenza delle parti. Una volta avviata la mediazione, il mediatore organizza uno o più incontri mirati alla composizione amichevole della controversia. L'accordo raggiunto con la collaborazione del mediatore è omologato dal giudice e diventa esecutivo.
Nel caso di mancato accordo, il mediatore, se richiesto o se lo statuto dell'ente lo prevede, può fare una proposta di risoluzione della lite che le parti restano libere di accettare o meno. Misure pecuniarie con finalità sanzionatorie sono state messe in campo per indurre le parti a presentarsi, visto che la contumacia, a tutt'oggi, è forse la cause principale di insuccesso.
La durata non può essere superiore a 4 mesi, mentre i costi prevedono un'anticipazione delle spese di inizio procedimento fissata in 40 euro e poi tariffe differenziate a seconda del valore della lite (il punto di riferimento è la tabella pubblicata a lato e vincolante solo per gli organismi pubblici). Se però una parte è nelle condizioni di reddito per accedere al gratuito patrocinio, allora nulla è dovuto.
Alle parti che corrispondono l'indennità di mediazione presso gli organismi è riconosciuto, in caso di successo della mediazione, un credito d'imposta fino a concorrenza di 500 euro e, in caso di insuccesso della mediazione, 250 euro. Il verbale di accordo è esente dall'imposta di registro sino alla concorrenza del valore di 50.000 euro.

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