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Conciliazione, parte la protesta dell’Oua

di Gabriele Ventura

La prima tappa della protesta dell'avvocatura contro la conciliazione obbligatoria sarà al Tar del Lazio. Per il 9 marzo è prevista infatti la discussione nel merito dei ricorsi presentati contro il dlgs n. 28/2010 e dm di attuazione dall'Organismo unitario dell'avvocatura, dall'Ordine degli avvocati di Napoli e Firenze, dall'Unione delle camere civili, Aiaf e Unione regionale degli ordini della Campania. Lo rende noto l'Oua, che ha presentato il calendario di iniziative di protesta contro l'entrata in vigore della normativa, prevista per il prossimo 21 marzo, e un manifesto con le ragioni di opposizione all'obbligatorietà della conciliazione. Tra le iniziative si prevede: un intervento ad adiuvandum in relazione al ricorso presentato dal Consiglio dell'ordine di Torino alla Corte europea; la denuncia della ricaduta negativa della conciliazione in sede penale; l'invito agli avvocati all'assistenza gratuita nella fase di conciliazione nel caso di risultato negativo; l'invito alla commissione Giustizia del Senato per la sollecita calendarizzazione dei progetti di legge presentati per la modifica della conciliazione (Benedetti Valentini, Della Monica e altri); un referendum abrogativo. «L'Avvocatura è in rivolta», spiega Maurizio de Tilla, presidente Oua. «Sono molti gli ordini e le associazioni forensi che hanno già dato il loro fattivo sostegno o preannunciato l'adesione. Così la categoria», conclude de Tilla, «si presenta unita sull'astensione dalle udienze proclamata dal 16 marzo al 22 marzo e parteciperà compatta alla manifestazione pubblica indetta a Roma per il 16 marzo, contro l'obbligatorietà della mediaconciliazione e la rottamazione della giustizia civile». L'Oua ha infine messo a punto il manifesto «la mediaconciliazione obbligatoria, ecco perché non funzionerà in sei punti». Tra questi, l'Oua sostiene che «determinerà un più difficile accesso alla giurisdizione da parte del cittadino e un ulteriore dilatamento dei tempi per la presentazione della richiesta di giustizia al giudice».



 

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