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Conciliazione ok per l’Ue

di Gabriele Ventura 

Sì dall'Europa all'obbligatorietà della mediazione. Che però è una valida soluzione solo quando il sistema giustizia è congestionato, come in Italia. Mentre in linea generale la conciliazione dovrebbe essere promossa come una forma di giustizia alternativa e facoltativa.

Questo, in sostanza, il senso della risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre scorso sulla «attuazione della direttiva sulla mediazione negli stati membri impatto della stessa sulla mediazione e sua adozione da parte dei tribunali (2011/2026, Ini)». Un documento che da un lato avvalla lo strumento così come introdotto in Italia dal dlgs n. 28/2010, che ha previsto la mediazione civile e commerciale come condizione di procedibilità per una serie di materie, ma che dall'altro ne afferma l'eccezionalità, come soluzione, proprio per risolvere la situazione critica in cui si trovano i tribunali italiani. È quanto si evince chiaramente al punto 10, dove il Parlamento dell'Unione europea osserva che «nel sistema giuridico italiano la mediazione obbligatoria sembra raggiungere l'obiettivo di diminuire la congestione nei tribunali»; «ciononostante», sottolinea la risoluzione, «la mediazione dovrebbe essere promossa come una forma di giustizia alternativa praticabile, a basso costo e più rapida, piuttosto che come un elemento obbligatorio della procedura giudiziaria». Importante, per le sorti del dlgs n. 28/2010, finito nel mirino dell'avvocatura e sotto la lente della Corte costituzionale e della Corte di giustizia europea, anche il punto 5, dove l'Assemblea parlamentare della Ue riconosce che l'art. 5, paragrafo 2, della direttiva «consente agli stati membri di rendere obbligatorio il ricorso alla mediazione o di sottoporlo a incentivi o a sanzioni, sia prima che dopo l'inizio della procedura giudiziaria, a condizione che ciò non impedisca alle parti di esercitare il loro diritto di accesso al sistema giudiziario». Il Parlamento Ue, poi, osserva anche che taluni stati membri «il cui sistema giudiziario è oberato hanno fatto ricorso a norme che rendono obbligatorio avvalersi della mediazione»; e nota che «in tali casi le cause non possono essere depositate in tribunale fino a quando le parti non avranno prima tentato di risolvere le questioni tramite la mediazione». L'esempio «più lampante», si legge ancora nella risoluzione», è proprio «il decreto legislativo italiano n. 28 che punta a riformare il sistema giuridico e ad alleggerire il carico di lavoro dei tribunali italiani, notoriamente congestionati, riducendo i casi e il tempo medio di nove anni per risolvere un contenzioso in una causa civile». Il Parlamento sottolinea quindi che, «nonostante le polemiche (degli operatori, ndr), gli stati membri la cui legislazione nazionale va oltre i requisiti di base della direttiva sulla mediazione sembrano aver raggiunto risultati importanti nella promozione del trattamento non giudiziario delle controversie in materia civile e commerciale». A questo proposito, la risoluzione specifica, infine, «che i risultati raggiunti, in particolare in Italia, Bulgaria e Romania, dimostrano che la mediazione può contribuire a una soluzione extragiudiziale conveniente e rapida delle controversie attraverso procedure adeguate alle esigenze delle parti».

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