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Conciliazione limitata nei contratti finanziari

Conciliazione obbligatoria solo nei contratti finanziari in cui una delle parti ha un profilo professionale. In caso contrario, la causa può procedere senza dover sottostare alla procedura di mediazione. Lo chiarisce il tribunale di Milano con un provvedimento dell’ottava sezione civile del 16 marzo. La controversia sulla quale sono intervenuti i giudici ha per oggetto un contratto di opzione su azioni siglato tra privati. Una tipologia che esclude la partecipazione di un’impresa, sia essa bancaria, assicurativa o un intermediario finanziario e che, proprio per questo, fa ritenere plausibile l’esclusione dal perimetro di applicazione del tentativo obbligatorio di conciliazione introdotto nella primavera del 2011.
Il provvedimento sottolinea, infatti, che, per potere essere soggetta al tentativo, la lite deve avere per oggetto contratti assicurativi, bancari e finanziari. Una categoria, specifica la relazione al decreto legislativo n. 28 del 2010, relativa a «tipologie contrattuali che conoscono una diffusione di massa (…) alla base di una parte non irrilevante del contenzioso».
A decidere, però, nella valutazione dei giudici, sono le caratteristiche di una almeno delle parti, che deve essere un’impresa, più che un possibile riferimento a tipologie contrattuali, la cui ricostruzione sistematica è piuttosto problematica dal momento che la stessa definizione di «contratto finanziario», a differenza di quello bancario, non è utilizzata nè dal Codice civile nè dal Tuf, all’interno del quale è invece data solo una definizione specifica della diversa nozione di «strumenti finanziari».
Una conclusione corroborata oltretutto dalla previsione contenuta sempre nell’articolo 5 del decreto legislativo n. 28 del 2010 dell’alternatività alla mediazione obbligatoria anche del procedimento di conciliazione previsto dal decreto legislativo n. 179 del 2007 per la risoluzione di controversie tra gli investitori diversi dai clienti professionali e gli intermediari per la violazione degli obblighi di correttezza e informazione.
«Previsione questa – scrivono i giudici – che pare confermare l’intenzione del legislatore del decreto legislativo n. 28 del 2010 di assoggettare alla mediazione obbligatoria appunto le controversie tra imprenditori bancari ovvero intermediari finanziari e i loro clienti, per le quali già la legislazione previgente disegnava mezzi di risoluzione alternativa della lite “facoltativi” e giudicati idonei a sostituire per tali controversie il procedimento di mediazione obbligatoria quale condizione di procedibilità».

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