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Conciliazione in tempi certi

Il licenziamento di un lavoratore a tempo indeterminato in edilizia, anche per chiusura del cantiere, comporta l’avvio della nuova procedura presso la direzione territoriale del lavoro poiché rappresenta un licenziamento di natura economica; al contrario sono esclusi dalla procedura i licenziamenti avvenuti per superamento del periodo di comporto. È stata pubblicata ieri la circolare 3/2012 in cui si fa il punto sulla novità contenuta nell’articolo 1, comma 40, della legge 92/2012, che ha modificato l’articolo 7 della legge 604/1966.
Il provvedimento, puntando a una deflazione del contenzioso in materia di licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, affida alla commissione provinciale di conciliazione istituita in base all’articolo 410 del Codice di procedura civile, il compito di espletare un tentativo di conciliazione della controversia.
Sono interessati al provvedimento i datori di lavoro che intendo procedere a un licenziamento per giustificato motivo oggettivo e che operino in regime di articolo 18 e dunque nell’ambito della tutela reale dei licenziamenti (pertanto con più di 15 dipendenti); in questo caso, tuttavia, la procedura si applica solo nel caso in cui queste aziende procedano con un licenziamento individuale, poiché in ambito di licenziamenti collettivi opera già la procedura di mobilità prevista dalla legge 223/1991. La circolare spiega che si tratta dei casi in cui il datore intenda effettuare più licenziamenti individuali nell’arco temporale di 120 giorni (articolo 24, legge 223/1991) anche per i medesimi motivi senza raggiungere la soglia di cinque.
In questi casi il datore di lavoro è obbligato a inviare una comunicazione scritta alla direzione territoriale del lavoro competente per ambito territoriale (in base al luogo di svolgimento dell’attività del dipendente) e trasmessa per conoscenza al dipendente. L’invio al lavoratore si considera legittimo se trasmesso all’ultimo indirizzo comunicato al datore di lavoro.
La circolare spiega che il momento da cui decorrono i termini di legge scatta dalla data di ricezione della comunicazione da parte della direzione del lavoro. La comunicazione deve essere inviata per iscritto mediante raccomandata con avviso di ricevimento o per posta elettronica certificata.
Il datore di lavoro deve indicare i motivi che lo spingono a licenziare: il datore deve indicarli con un grado di dettaglio sufficiente per essere compresi dalla Commissione.
Il ministero precisa che i tempi del tentativo di conciliazione sono perentori.
Quindi, la direzione territoriale del lavoro che ha ricevuto la comunicazione datoriale deve convocare le parti entro il termine perentorio di sette giorni dalla ricezione dell’istanza; la comparizione davanti la commissione va fissata entro i 20 giorni successivi.
Se per una qualsiasi ragione la convocazione non è stata effettuata entro questo termine, il datore può procedere con proprio atto di recesso unilaterale. Come spiega la circolare, fissare la convocazione delle parti, pur rispettando il termine perentorio dei sette giorni dalla richiesta, ma entro un limite temporale che va oltre i 20 giorni dalla convocazione, significa vanificare la procedura conciliativa.
L’assenza di una delle parti priva di alcun elemento giustificativo produce la redazione di un verbale di assenza. Secondo il ministero, la mancata presenza del lavoratore priva di giustificazione abilita il datore di lavoro ad attuare il recesso, ma non nel caso contrario.
Datore e lavoratore possono farsi assistere dalle organizzazioni di rappresentanza cui siano iscritte o abbiano conferito mandato o da un componente la Rsa o la Rsu, da un avvocato o da un consulente del lavoro. Sono esclusi gli altri professionisti della legge 12/1979.
La procedura di conciliazione deve concludersi entro 20 giorni dal momento in cui la direzione ha trasmesso la convocazione dell’incontro. Il termine può essere superato solo in presenza di una volontà delle parti, che reputano opportuno avere più tempo per poter raggiungere un accordo.

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