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Conciliazione giudiziale, più tempo per chiudere

Raddoppiano le strade per fare pace con il fisco. Il decreto legislativo sul contenzioso estende la possibilità di accedere alla conciliazione giudiziale – che si applicherà anche al secondo grado – e rivede le sanzioni per l’accordo. Non solo: anche le liti oggetto di mediazione non andate a buon fine potranno essere sottoposte a conciliazione e l’intesa potrà essere conclusa anche fuori udienza.
La conciliazione si riterrà perfezionata alla sottoscrizione dell’accordo e non più con il pagamento dell’intero importo o della prima rata. La parte che senza valide ragioni si rifiuta di conciliare potrà essere condannata a pagare le spese giudiziali.
Gli incentivi agli accordi
In pratica, il decreto attuativo della riforma fiscale sostituisce integralmente l’articolo 48 del Dlgs 546/1992 con tre nuovi articoli: articolo 48 («Conciliazione fuori udienza»), articolo 48-bis («Conciliazione in udienza») e articolo 48-ter («Definizione e pagamento delle somme dovute»).
Innanzitutto, è prevista la possibilità di conciliare la lite non più, improrogabilmente, entro il termine della prima udienza di trattazione della controversia dinanzi alla Commissione tributaria provinciale, ma entro il termine di trattazione dell’appello dinanzi alla Commissione tributaria regionale. Tuttavia, a fronte di questa nuova opportunità cambia il regime sanzionatorio. In particolare, secondo il nuovo articolo 48-ter, se l’accordo è raggiunto entro il primo grado di giudizio dinanzi alla Commissione tributaria provinciale, le sanzioni continueranno a essere ridotte al 40% del minimo. Se invece l’accordo avverrà nel secondo grado di giudizio, le sanzioni saranno ridotte nella misura del 50% del minimo.
L’allargamento delle materie
Con la modifica dell’articolo 17-bis del Dlgs 546/1992, viene eliminata l’esclusione di conciliazione giudiziale in caso di liti oggetto di reclamo/mediazione. Pertanto, con la conciliazione giudiziale non solo potranno continuare a essere definite le vertenze soggette alla giurisdizione tributaria che hanno per oggetto tutti i tributi, quali imposte sui redditi, Iva, Irap, tributi locali, contributi consortili, tasse di concessione governativa, ma anche le controversie per cui è obbligatoria la procedura di reclamo/mediazione.
L’impatto in Ctp e Ctr
Inoltre, per la prima volta, la modifica all’articolo 48 del Dlgs 546/1992 prevede che le parti, se hanno raggiunto un accordo, possano presentare alla Commissione tributaria (provinciale o regionale) istanza congiunta sottoscritta, personalmente o dai difensori, per la definizione parziale o totale della lite.
A seconda che la definizione sia totale o parziale, la Commissione pronuncerà sentenza di cessazione della materia del contendere o ordinanza con cui, dichiarata la cessazione parziale, si disporrà per l’ulteriore trattazione della causa. Nel caso in cui la conciliazione avvenga prima della fissazione dell’udienza di trattazione, provvede il presidente di sezione con decreto. Sarà comunque sempre possibile, come avviene già adesso, presentare istanza di conciliazione in udienza, totale o parziale, fino a 10 giorni liberi dall’udienza di trattazione.
In questo caso, la Commissione (eventualmente anche regionale), valutate le condizioni di ammissibilità, invita il contribuente e l’ufficio a tentare un accordo, redigendo in caso favorevole apposito processo verbale e dichiarando con sentenza l’estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere.
Il perfezionamento della procedura
Un’altra novità è poi rappresentata dal perfezionamento della conciliazione. Il nuovo articolo 48-bis, comma 3, del Dlgs 546/1992 prevede, infatti, che la conciliazione si riterrà perfezionata soltanto con la sottoscrizione dell’accordo (nel caso di conciliazione fuori udienza) ossia con la redazione del processo verbale (nel caso di conciliazione in udienza), e non più con il versamento, entro 20 giorni dalla data di redazione del processo verbale, dell’intero importo o della prima rata. L’accordo è titolo per la riscossione delle somme dovute all’ufficio, oltreché per il pagamento delle somme eventualmente dovute al contribuente.
Per scoraggiare prosecuzioni strumentali dei processi tributari, in caso di mancata accettazione – senza giustificato motivo – di una proposta di conciliazione, le spese del processo saranno addebitate dal giudice alla parte che ha rifiutato l’accordo, se sussistono le condizioni per un accordo favorevole a entrambe le parti. In presenza di conciliazione, invece, le spese del processo saranno dichiarate compensate.

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