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Conciliazione con sbarramento

di Alessandro Galimberti

MILANO – Rivedere la mediaconciliazione, inserendo una quota di sbarramento per la riserva legale, attenuando l'obbligatorietà e individuando le materie "libere" dal vincolo. Il primo giro di consultazioni nel tavolo proposto dal ministro Angelino Alfano – avviato ieri sera poco prima delle 22 nella sede di via Arenula – registra la discovery della proposta di mediazione annunciata lo scorso fine settimana dai presidenti degli Ordini forensi di Milano, Roma e Palermo (si veda Il Sole 24 Ore dell'8 maggio).

L'iniziativa, che avrebbe trovato anche l'intesa del Consiglio nazionale forense (presente ieri sera al vertice, con il presidente Guido Alpa e un consigliere) spingerebbe nell'alveo della assistenza legale obbligatoria le cause superiori al valore soglia di 7-10mila euro. Una soluzione di compromesso rispetto alle posizioni più intransigenti della base dell'avvocatura. Il secondo step della proposta "istituzionale" dei legali toccherebbe la tabella delle materie con obbligo di mediaconciliazione, sfoltendo l'elenco entrato per larga parte in vigore lo scorso 21 marzo e che tra dieci mesi – se non ci saranno nuovi interventi legislativi – sarà completato.

L'ipotesi di sbarramento per i tentativi di conciliazione "non togata", legato cioè al valore della causa, rischia di provocare una nuova e più profonda frattura con la base movimentista. Gli slogan abrogativi dei gruppi che fanno capo alle associazioni forensi hanno finora dipinto la mediaconciliazione come un ostacolo («illegittimo») all'accesso alla giustizia, un balzello inutile e inutilmente oneroso per il cittadino. Il fissare oggi un valore per la riserva di assistenza legale offrirebbe il destro agli altri organismi di conciliazione – a cominciare dai "rivali" commercialisti – per bollare come "corporativa", quando non "d'affari", la vibrante protesta degli ultimi mesi, culminata in due scioperi già fatti e un terso da fare.

Intanto Maurizio de Tilla, presidente dell'Oua e leader movimentista del fronte del no, torna alla carica ribadendo «un secco rifiuto all'ipotesi "ministeriale" di mediazione sulla media-conciliazione con la previsione dell'assistenza obbligatoria dell'avvocato solo per i procedimenti di alto valore. La proposta mortifica i diritti dei cittadini, favorisce solo i grandi studi e affossa la quasi totalità degli avvocati».

«Comprendiamo – aggiunge de Tilla – il tentativo, a titolo personale, di alcuni ordini di aprire una trattativa, ma il dialogo deve partire da basi chiare, deve essere inclusivo e rappresentativo degli oltre 200mila avvocati che hanno protestato in questi mesi e non può essere al ribasso». Il rischio, secondo il presidente Oua, è «andare incontro a un'altra soluzione pasticciata, oltretutto in attesa della decisione della Corte costituzionale» investita dal Tar del Lazio. «La base di partenza è il rispetto della Costituzione e della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea: il primo ineludibile passaggio l'eliminazione dell'obbligatorietà della mediaconciliazione».

 

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