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Conciliazione col fisco a 360°

È possibile definire i debiti fiscali in contenzioso anche nel concordato preventivo. L’istituto della conciliazione giudiziale o dell’accertamento con adesione si possono utilizzare, fuori dalla transazione fiscale ex art. 182 ter legge fallimentare (l.f.), se sussiste vantaggio e convenienza per i creditori. Il tribunale di Milano con decreto del 18 marzo 2021 ha, così, autorizzato una società ammessa al concordato preventivo prenotativo, ex art. 161, comma sesto, l.f., a pagare tramite definizione agevolata debiti anteriori al concordato. Si tratta di una assoluta novità che deroga agli effetti dell’art. 168 legge l.f., e interpreta in maniera estensiva l’art. 161, settimo comma, l.f. in base al quale dopo il deposito del ricorso e fino al decreto di cui all’articolo 163 il debitore può compiere gli atti urgenti di straordinaria amministrazione previa autorizzazione del tribunale.

La fattispecie. La società, gravata da pesantissimi debiti fiscali, prima della scadenza dei termini concessi il debitore per il deposito della proposta di concordato aveva riscontrato l’indisponibilità dell’agenzia delle entrate a sottoscrivere una transazione fiscale ex art. 182 ter l.f. L’esposizione debitoria fiscale in predicato di 180 milioni di euro avrebbe potuto assorbire l’intero attivo concordatario a disposizione dei creditori stimato in poco più di 150 milioni di euro e rendere anche inammissibile o infattibile la proposta.

La soluzione. Il debitore ha quindi valutato di presentare una definizione agevolata dei contenziosi tributari secondo le norme vigenti. Il tribunale ha quindi esaminato la richiesta previsto articolato parere, redatto da professor Giulio Andreani, con cui sono stati esaminati il rischio di soccombenza dei contenziosi e il vantaggio per i creditori, avuto riguardo al comparativo scenario contenzioso rispetto all’ipotesi conciliativa, nell’ottica della valutazione di rischi e benefici per la procedura e per i creditori, ha concluso per la convenienza della definizione agevolata a favore di tutti i creditori.

Il parere. L’esperto, pur rilevando che i contenziosi in essere non avrebbero portato ad una sicura soccombenza del debitore, ma neppure ad una certa vittoria, ha quindi rappresentato che il debito tributario avrebbe potuto determinare quantomeno un passivo variabile da 54 a 61 milioni di euro con l’obbligo di appostare nel predisponendo piano di concordato un fondo rischi privilegiato e accantonamento delle relative somme ex art. 180, comma sesto, l.f. Ciò avrebbe potuto determinare un possibile danno per il congelamento della fase di distribuzione delle somme ai creditori chirografari, in quanto l’agenzia delle entrate, stante l’assenza di corrispondenza tra l’ammontare del fondo rischi e quello della propria pretesa tributaria, avrebbe potuto esprimere un voto contrario all’approvazione del concordato e opporsi poi alla omologazione dello stesso (si veda ItaliaOggi del 5/5/2021).

La decisione. Il tribunale ha quindi ritenuto utile per tutti i creditori permettere al debitore in concordato preventivo, nella fase in bianco, di definire i contenziosi mediante i corrispondenti atti di conciliazione giudiziale e di accertamento con adesione, accompagnati dal connesso annullamento in autotutela di alcuni degli atti notificati così allontanando la condizione di precarietà della proposta e conferire la dovuta stabilità al piano. La novità del provvedimento è altresì rappresentata dal fatto che il credito tributario risultante dalla definizione dei contenziosi benché non avrebbe dovuto assumere natura prededucibile ai sensi del combinato disposto degli artt. 111 e 161, comma 7, l. fall., in quanto la definizione costituisce solo la rideterminazione un debito avente natura e esegesi anteriore al concordato, ha portato il tribunale a superare tali limiti in base al certo vantaggio a favore di tutti i creditori e soprattutto di quelli poziori al grado di privilegio dell’erario.

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