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Conciliazione? avanti, c’è posto

di Marzia Paolucci  

Mediazione obbligatoria, i giudici smentiscono gli avvocati. Non è affatto vero, come invece sostengono i legali nella loro battaglia contro la conciliazione, che i tribunali non mettano a disposizione le aule in cui svolgere l'attività conciliativa. Insomma, se per gli avvocati esistono «problemi operativi enormi e irrisolti» per citare le parole usate dal presidente dell'Ordine degli avvocati di Roma Antonio Conte che parla di «grave deficit logistico, considerato che i tribunali non hanno ancora messo a disposizione i locali dove far operare gli organismi di conciliazione», per i tribunali le cose non stanno così.

E, come emerge da un'inchiesta condotta da ItaliaOggi, chi non è pronto si sta comunque attrezzando per esserlo il 21 marzo, data di debutto del nuovo istituto. Ma andiamo con ordine.

AVVOCATURA SUL PIEDE DI GUERRA

I locali nei tribunali sono oggetto della preoccupazione dell'intera categoria forense. Lo dichiara l'Oua in un passaggio della delibera del 18 marzo scorso con cui indice una settimana di sciopero da tutte le cause, civili, penali, amministrative e tributarie dal 16 al 21 marzo prossimo: «La media-conciliazione obbligatoria entra in vigore il 21 marzo pv senza che siano stati adeguatamente predisposti gli uffici di conciliazione con grave disagio per i cittadini e i difensori». Stessa cosa per il Cnf che in un nota dello scorso 16 febbraio con cui definiva la proroga parziale dell'entrata in vigore della mediazione obbligatoria, «un'occasione mancata», ha reclamato l'attenzione dell'Esecutivo sull'ubicazione logistica dello strumento. «Ci si aspetta», si legge nel testo, «che anche il governo faccia la sua parte, garantendo fra l'altro la messa a disposizione presso i tribunali dei locali destinati alla mediazione».

IL DECRETO E LA SITUAZIONE NEI TRIBUNALI

Ma qual è la situazione reale per i nostri tribunali? Per la magistratura il problema «aule sì e aule no» sollevato dall'Avvocatura non esiste e per motivi diversi e spesso contapposti tra loro vista anche le diverse dimensioni degli uffici intervistati. Roma con «locali fatiscenti», non ha gli spazi e il presidente De Fiore lo dice chiaramente, Milano non risponde, nessun problema di spazio invece per Torino e per Napoli dove le aule si troveranno, Ravenna ha l'aula per il procedimento ma non quella per segreteria e archivio, a Varese invece di aule ce ne sono addirittura tre. In più di un caso, la posizione è interrogativa e attendista vista la situazione in evoluzione della stessa riforma al momento oggetto di una proroga parziale per i sinistri stradali e le liti condominiali inserita nel decreto milleproroghe fermato dal presidente della repubblica Giorgio Napolitano. L'articolo 18 del decreto legislativo 28/2010 prevede un obbligo di legge per i presidenti dei tribunali chiamati senza scadenza a mettere a disposizione dei consigli degli ordini forensi i locali per la mediazione. Prevede la norma a proposito degli avvocati i cui organismi sono iscritti al registro a semplice domanda: «I Consigli degli ordini degli avvocati possono istituire organismi presso ciascun tribunale, avvalendosi di proprio personale e utilizzando i locali loro messi a disposizione dal presidente del tribunale». «Ma non si può certo sostenere che se i locali non si trovano di qui al 21 marzo, salta la giustizia civile nei tribunali perché non è vero». A dirlo è il presidente del tribunale di Ravenna Bruno Gilotta: «Ricordiamoci che se è vero che il presidente del tribunale è tenuto a trovare gli spazi, gli avvocati possono però avvalersi per il procedimento di mediazione anche dei locali delle Camere di Commercio che già conciliano in via facoltativa dagli anni 90». «Qui a Ravenna», precisa il magistrato, «abbiamo il luogo dove potrà svolgersi la conciliazione vera e propria, viceversa abbiamo al momento difficoltà nel trovare quello da adibire a segreteria e archivio dell'istituto dove saranno ricevuti e conservati gli atti. Ma ci stiamo organizzando per farvi fronte». Sulla normativa ritiene che «il governo avrebbe dovuto affrontare la cosa con meno approssimazione prevedendo oltre al caso di specie in cui il presidente è tenuto a trovare gli spazi nel tribunale, anche una soluzione alternativa».

Quella che chiede proprio il presidente del Tribunale di Roma Paolo De Fiore che dichiara a ItaliaOggi: «Nel tribunale romano con circa 15 mila procedimenti suscettibili di concilazione obbligatoria in base alla normativa, da due anni ci sono due stanze gestite dalla Regione destinate a punto informativo sui vantaggi della conciliazione. Trovare anche gli spazi dove conciliare non mi compete, abbiamo spazi appena sufficienti per i nostri processi. Lo farei volentieri se potessi ma la verità è che qui andrebbe ridisegnata l'intera sede giudiziaria: ci sono locali fatiscenti e alcune sezioni civili sono allocate in quelle che erano le vecchie stalle del Reggimento che era di stanza in Viale Giulio Cesare. Tra l'altro – rincara – la mediazione è un procedimento non giurisdizionale che sarebbe meglio si svolgesse fuori dal tribunale; bisogna fare uno sforzo organizzativo a livello di Governo e trovare una soluzione a livello politico». Altra situazione a Napoli dove il presidente del tribunale Carlo Alemi si dichiara «in regola con il dettato normativo». Il civile qui conta su di una soppravvenienza di circa 65 mila cause l'anno, una situazione in cui la conciliazione sarebbe di grande aiuto. «Nel marzo 2010 ho stipulato una convenzione con la Camera di commercio aprendola anche ad avvocati e dottori commercialisti. Gli avvocati però non l'hanno mai stipulata opponendosi violentemente alla riforma. Ho scelto quindi di fermare la convenzione per aspettarne l'adesione perchè la ritengo importante, se però con l'entrata in vigore della legge le posizioni resteranno le stesse, mi vedrò costretto a dare avvio alla Convenzione con chi ha già aderito». Già individuati invece i locali tramite l'Ufficio speciale che si occupa dell'edilizia giudiziaria: «Non li abbiamo ancora definiti perchè stiamo aspettando di capire che posizione prenderanno gli avvocati e di conseguenza la legge». E sul merito della riforma oggetto, con il Milleproroghe, di sospensiva per sinistri stradali e liti condominiali, precisa: «Togliere i sinistri stradali e le liti condominiali significa svuotarla troppo del suo contenuto originario». Nessuna tensione con il locale Consiglio dell'Ordine degli avvocati, invece a Torino dove il presidente del Tribunale Luciano Panzani riferisce «un clima di grande collaborazione con gli avvocati; dei locali abbiamo discusso in commissione di valutazione con il collega Barbuto, presidente della Corte d'appello e il presidente dell'Ordine. Quando l'Avvocatura costituirà l'organismo di conciliazione, saremo in grado di capire meglio cosa serve.

Qui trovare le aule non sarà certo un problema, non abbiamo problemi di spazio anche perchè è in corso un ampliamento dei locali destinati ai nostri uffici che potranno occupare gli uffici del vecchio carcere che si trova proprio di fronte al tribunale». Avanti a tutti c'è il tribunale di Varese con ben altre dimensioni, qui il presidente Emilio Curtò concilia già da marzo 2010 e per il 2012, a regime completato della riforma, stima di arrivare a un migliaio di conciliazioni all'anno: «All'attivo ne avremo già fatte una cinquantina», risponde, «merito di un protocollo attivo tra Camera di commercio, avvocati e dottori commercialisti ma aperto anche agli altri ordini professionali che vorranno aderirvi per favorire una gestione centralizzata dello strumento della mediazione. Abbiamo costituito anche un comitato che sovrintenda all'organizzazione del nuovo istituto che il 9 marzo sarà chiamato a esaminare il preventivo per la realizzazione di un software per la conciliazione on line di cui c'è già uno studio di fattibilità». A Varese la concilazione può contare su tre stanze: «Una adibita a segreteria, una per il conciliatore e l'altra per il procedimento vero e proprio».

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