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Conciliazione al test della proroga

 di Simona D'Alessio  

Arriva oggi la proposta, stilata con il ministero dell'economia, per «intervenire sul sovra-indebitamento e rinegoziare alcune situazioni di difficoltà degli enti locali» nell'ambito del decreto milleproroghe, al Senato. A confermarlo a ItaliaOggi è Gilberto Pichetto Fratin del Pdl, uno dei relatori del testo, nelle ore più calde che ne precedono l'arrivo giovedì in Aula, probabilmente con la fiducia.

Novità imminenti anche sull'obbligatorietà della media-conciliazione: il governo punta ormai verso la proroga di un anno soltanto per le liti condominiali e quelle stradali, malgrado numerosi parlamentari del centrodestra, al fianco del mondo forense, si stiano battendo per lo slittamento al 2012 dell'intera misura. E mentre oggi riprende l'esame nelle commissioni Affari costituzionali e Bilancio di Palazzo Madama delle proposte di modifica sopravvissute alla tagliola dell'inammissibilità («se ne contano circa 900», dice uno dei relatori, il pidiellino Gilberto Pichetto Fratin), le partite finanziariamente più onerose e politicamente più delicate hanno esito incerto. C'è attesa per conoscere gli interventi su patto di stabilità, mutui, cespiti (beni strumentali, ndr) e vincoli di spesa, che porteranno la firma di Pichetto Fratin, ma su cui vige il massimo riserbo, poiché la parola decisiva spetta a via XX Settembre. Un concetto alla base di ogni mossa sul decreto, insieme a circostanze «rilevanti per gli equilibri politici», che il senatore individua nelle multe per le quote latte (la Lega chiede di procrastinare il pagamento, stanziando 30 milioni) e nel reintegro dei 50 milioni sottratti al fondo per l'editoria. Meno incertezze, invece, sulle sorti dell'obbligo di ricorrere alla media-conciliazione prima che si arrivi in tribunale: il sottosegretario alla Giustizia Elisabetta Alberti Casellati ribadisce l'intenzione di protrarre di un anno l'entrata in vigore per le controversie condominiali ed i sinistri stradali (si veda ItaliaOggi del 4/2/2011). «Siamo in attesa degli eventi del milleproroghe, ma sicuramente il ministero prenderà una decisione entro la metà del mese», afferma, facendo riferimento alla mobilitazione in corso a Palazzo Madama a suon di emendamenti di centrodestra e centrosinistra per il congelamento dell'intero provvedimento fino al 2012.

Domenico Benedetti Valentini e Filippo Berselli, rispettivamente vicepresidente della Affari costituzionali e presidente della Giustizia, entrambi del Pdl, si oppongono allo «spezzatino» e confidano in un via libera delle loro proposte, affinché vengano votate in Aula. Per Benedetti Valentini «sarebbe stato meglio che il ministro Angelino Alfano si fosse accordato con noi per appoggiare i nostri emendamenti. Prendo atto del fatto che il governo attende cosa ne sarà dei testi, ma continuo a proclamare la necessità di un rinvio complessivo dello strumento conciliatorio», la cui entrata in vigore è prevista il 22 marzo. Quanto a Berselli, constata con amarezza «l'irrigidimento» dell'esecutivo, ricordando che «l'organismo che guido si è espresso compatto per la non obbligatorietà. Ma non è stato ascoltato».

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