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Conciliazione al 2015 Taglio ai costi e ai tempi

Tre anni di sperimentazione. Riduzione delle materie interessate, Taglio dei tempi della procedura. Abbassamento dei costi. Si muove su queste direttrici l’ultimo tentativo di salvare la conciliazione dopo la sentenza della Corte costituzionale, di cui si attendono ancora le motivazioni, che ha bocciato l’obbligatorietà sotto il profilo dell’eccesso di delega. Il tutto affidato a un emendamento al decreto sviluppo che sarà votato oggi. L’originaria proposta di correzione è stata riformulata e arricchita di nuovi contenuti e ora su alcuni punti non sembra troppo distante dalla mozione approvata sabato dal Congresso nazionale forense di Bari.
L’emendamento prevede innanzitutto un periodo ragionevole per testare la conciliazione (che resta come condizione di procedibilità): sino al 2015, prima di approdare in giudizio nelle controversie per alcune materie, dovrà essere intrapreso un tentativo di accordo tra le parti con l’ausilio di professionisti adeguatamente preparati.
Ristretto l’elenco delle materie rispetto alla versione originaria, con l’eliminazione di quelle dotate di un elevato tasso di complessità: è il caso della divisioni e successioni, dei patti di famiglia e della diffamazione a mezzo stampa). Come pure a essere accorciata, anzi dimezzata, è la durata della procedura che passerebbe da 4 a 2 mesi. Nelle intenzioni dei proponenti la disciplina della mediazione dovrebbe migliorare, permettendo alle parti di verificare le concrete possibilità di raggiungere un accordo con un investimento contenuto, in proporzione, di tempo e denaro. Infatti il primo incontro tra parti e mediatore dovrà avvenire entro 30 giorni e non più mesi, tagliando del 75% rispetto ai 4 mesi precedenti.
Determinante in questo senso, ma anche per ridurre i costi, è l’obbligatorietà di un incontro filtro e non di un vero e proprio procedimento di mediazione. Se al primo incontro la procedura si conclude senza che sia stato raggiunto un accordo allora l’importo massimo complessivo dell’indennità da corrispondere al mediatore, per ciascuna parte e comprendendo le spese di avvio del procedimento, è di 80 euro per le liti di valore sino a 1.000 euro; di 120 euro per le liti di valore sino a 10.000 euro; di 200 euro per le liti sino a 50.000 euro; di 350 euro per le controversie sino a 500.000 euro e di 500 euro le cause di importo superiore.
Riduzione dei tempi e dei costi dovrebbero essere funzionali, nel progetto dei proponenti, agli interessi anche dei mediatori che potranno concentrare sforzi e risorse sui casi per i quali, dopo il primo incontro, sono più elevate le possibilità di successo. Inoltre, visto che le parti possono mettere termine alla procedura anticipatamente, gli enti di mediazione dovrebbero essere stimolati a mettere in campo da subito i loro migliori professionisti con l’obiettivo di raggiunegre un accordo in tempi rapidissimi.
Il primo incontro, cioè, a differenza di quello attuale che vede almeno una delle parti, il più delle volte, rimanere contumace, dovrebbe spingere alle migliori dimostrazioni di competenza da parte degli enti. Lo stimolo dovrebbe essere quello a convincere le parti a sedersi al tavolo di mediazione, aumentando in maniera sensibile il tasso di successo che oggi è attorno al 50% quando le parti accettano di incontrarsi. Obbligatoria l’assistenza legale quando il mediatore formula la proposta.
L’emendamento dovrebbe poi permettere di superare l’impasse che si è venuta a creare in attesa del deposito della pronuncia della Corte costituzionale. Impasse che non è stata senza conseguenze, visto che l’operatività della mediazione è crollata di oltre il 90% anche per effetto delle indicazioni del ministero della Giustizia che ha imposto a tutti gli organismi di conciliazione di comunicare alle parti il verdetto di illegittimità dell’obbligatorietà.
Il ministro della Giustizia Paola Severino per ora non ha preso una posizione netta, ma ieri da Piacenza, ha parlato di verifica delle possibilità di reintroduzione delle mediazione a tempo e con finalità di taglio del contenzioso. E sabato scorso il congresso degli avvocati aveva approvato una mozione presentata dal leader dell’Anf Ester Perifano che chiedeva, tra l’altro, la riduzione delle materie interessate dalla conciliazione (tra cui proprio quelle tagliate dall’emendamento), la gratuità della conciliazione o almeno l’abbattimento dei costi con una maggiore libertà nella determinazione dell’ammontare da corrispondere.

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