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Conciliazione addio? Non pare

Salta la mediazione obbligatoria, ma la conciliazione resta e, anzi, viene esaltata la conciliazione giudiziale. Questa l’opinione di Vincenzo Toscano, giudice del tribunale di Torino, che con una sua ordinanza ha contribuito alla pronuncia della Corte costituzionale n. 272/2012, che ha dichiarato incostituzionale la mediazione obbligatoria e le altre norme che potevano limitare la libertà dell’interessato nella scelta se conciliare o meno.

La conciliazione obbligatoria era, dice Toscano, una superfetazione, che limitava la libertà delle parti, degli avvocati e deprimeva la funzione del giudice.

Non a caso la decisione della Consulta è di ampio respiro e cassa tutte le disposizioni che rappresentavano una oggettiva pressione sull’interessato: il giudice non potrà valutare l’assenza quasi come un’ammissione di colpa e scompare la sanzione pecuniaria. Inoltre rifiutare la proposta di mediazione formulata dal conciliatore non comporta penalità nella causa successiva: se la sentenza è uguale alla proposta di mediazione non ci sono conseguenze negative sulle spese di giudizio.

La sentenza ha annullato, infatti, non solo l’articolo 5 del decreto legislativo 28/2010 (ipotesi di mediazione obbligatoria), ma anche l’articolo 8, comma 5, sulle conseguenze in caso di assenza ingiustificata alla mediazione e l’articolo 13, sull’accollo delle spese di giudizio a carico di chi ha rifiutato la proposta di mediazione.

Ma vediamo di illustrare questi aspetti della sentenza, con l’ausilio di Vincenzo Toscano.

Domanda. Quali sono le conseguenze per i cittadini?

Risposta. Gli effetti pratici per i cittadini sono importantissimi e molto positivi perchè essi ,dopo aver consultato i loro legali, potranno adire la giustizia o contrastare domande avversarie, come vuole l’articolo 24 Costituzione, senza più pensare al costoso filtro della conciliazione privatistica e comunque l’abolizione della conciliazione privata rende l’approccio alla giustizia molto più serio perchè non si deve più pensare che, prima di andare dal giudice Statuale, si debba passare da un soggetto privato che tenterà, a tutti i costi una conciliazione, senza valutare la probabile fondatezza delle pretese delle parti». Tra l’altro il meccanismo di pressione sulla parte si sviluppava su disposizioni che la consulta ha tolto, d’ufficio, dall’ordinamento. Ad esempio l’articolo 8, comma 5, del dlgs 28/2010 (annullato dalla Consulta), che prevedeva due conseguenze negative in caso di assenza alla mediazione. In primo luogo la norma stabiliva che dalla mancata partecipazione, senza giustificato motivo, al procedimento di mediazione il giudice poteva desumere argomenti di prova nel successivo giudizio ai sensi dell’articolo 116, secondo comma, del codice di procedura civile. In sostanza la mancata partecipazione era un indizio a favore dell’avversario. In secondo luogo chi non avesse partecipato al procedimento, senza giustificato motivo, doveva essere condannato, al versamento di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio. Per effetto della sentenza della Consulta scompaiono sia l’una sia l’altra penalità.

D. Per gli operatori del diritto, avvocati e magistrati, dunque, che cosa cambierà?

R. Gli effetti pratici per gli avvocati sono quelli che si potranno riappropriare del loro ruolo di essere i primi soggetti professionali, cui è demandato ,dalla legge, il compito di tentare una conciliazione prima e durante una causa. Per i giudici credo sia un segnale che ad essi solo spetta il ruolo di amministrare giustizia come vuole la Costituzione». Tra l’altro vengono eliminate norme, come l’articolo 13 del decreto 28/2010 (annullato dalla Consulta), che sembravano subordinare la posizione del giudice rispetto a quella del conciliatore.

L’articolo 13 citato, infatti, prevedeva che nel caso di provvedimento conclusivo del giudizio corrispondente interamente al contenuto della proposta del mediatore, il giudice avrebbe dovuto escludere il rimborso delle spese legali sostenute dalla parte vincitrice che ha rifiutato la proposta. Insomma chi vince non aveva diritto al rimborso delle spese legali sostenute per il proprio avvocato e avrebbe anche dovuto pagare le spese legali dello sconfitto. Non solo: a tutto ciò si aggiungevano una sanzione pari al contributo unificato dovuto e anche le spese per l’indennità corrisposta al mediatore. Nel caso di provvedimento solo parzialmente corrispondente al contenuto della proposta del mediatore, le conseguenze negative sulle spese sarebbe scattate solo per gravi ed eccezionali ragioni valutate dal giudice.

Anche queste regole scompaiono e la parte è del tutto libera, in sede di mediazione, di accettare o meno la proposta. In caso di rifiuto, le spese del successivo giudizio, infatti saranno regolate interamente dal codice di procedura civile. Il giudice potrà, comunque, valutare se la parte ha tenuto una condotta abusiva e temeraria, ma non sarà vincolato a farlo, come invece nelle disposizioni annullate dalla Consulta.

Ma la sentenza della Consulta non ha bocciato il metodo della conciliazione, ma solo una forma coattiva di accordo. Condivide questa opinione Vincenzo Toscano, che ricorda che nell’ordinamento italiano gli strumenti conciliativi ci sono già: «La conciliazione giudiziale, da tentare ed attuare nel processo, è prevista dal nostro codice di procedura ed è un mezzo di amministrazione della giustizia che consente al giudice di dare una direttiva alle parti dopo aver valutato le loro pretese affinché si possano accordare. Inoltre nel processo davanti al giudice di pace essa è prevista come mezzo di giustizia obbligatorio ex articolo 320 del codice di procedura civile. Peraltro la mediaconciliazione obbligatoria è stata una superfetazione inutile nel nostro ordinamento che già prevedeva l’istituto della conciliazione in sede non contenziosa davanti al giudice di pace.»

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