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«Conciliare salute ed economia. Il Mes? Non è una panacea»

Con un’ora e mezza di ritardo sui tempi previsti alle 21 e 30 Giuseppe Conte si presenta di fronte alle tv e ai social per comunicare le ultime decisioni prese: «Dobbiamo agire mettendo in campo tutte le misure necessarie per scongiurare un nuovo lockdown generalizzato, che il Paese non può permettersi e che finirebbe per compromettere il tessuto economico e sociale. Dobbiamo tutelare la salute e l’economia».

Stringato, il capo del governo delinea le decisioni prese, fa intendere che molte delle cose richieste dalle Regioni come dal Comitato degli scienziati, sono state soppesate ma respinte e poi inquadra il provvedimento, prima di snocciolarne i dettagli, in una cornice di moderato ottimismo.

Il confronto

La strategia di oggi non può essere quella della primavera scorsa, in questi mesi abbiamo lavorato intensamente

I punti salienti del ragionamento politico del premier sono innanzitutto una situazione diversa da quella di marzo. Certo «nell’ambito della Pa è previsto che tutte le riunioni si svolgano con modalità a distanza, salvo la sussistenza di motivate ragioni», ma è solo una misura di contenimento ulteriore, che non limita la libertà dei cittadini né le modalità della vita sociale. Ed in effetti sono poche le misure che costringono gli italiani a cambiare registro di vita rispetto alle indiscrezioni degli ultimi giorni. Non è previsto alcun coprifuoco, sono previste delle restrizioni per le attività commerciali ma in modo graduale e il meno incisivo possibile, segno che lo stesso Conte non ha accettato i consigli e le pressioni più radicali che provenivano da partiti e scienziati.

L’opposizione

Ho appena informato i presidenti dei due rami del Parlamento e i leader dell’opposizione Dobbiamo agire

Oltre alla salute c‘è anche l’economia da proteggere, sembra il leit motiv della conferenza. Si passano in rassegna i poteri dei sindaci per evitare assembramenti, ma «siamo consapevoli che imporremo dei sacrifici economici agli imprenditori, con l’impegno del governo a ristorarli, anche se non a pioggia come nel passato. Il governo c’è ma ciascuno deve fare la sua parte». Conte sciorina le misure ma anche il metodo adottato: «Abbiamo appena approvato un nuovo Dpcm frutto di un intenso dialogo tra la maggioranza ma anche con le Regioni, gli enti locali e il Cts e sono pronto a riferire in Aula». Ancora il premier: «Il Dpcm servirà per affrontare questa nuova ondata di contagi che sta affrontato severamente non solo l’Italia ma tutta l’Europa. Non possiamo perdere tempo, dobbiamo scongiurare un nuovo lockdown».

Le reazioni

Dure le reazioni alle parole sul Fondo salva Stati. Iv: sbalordisce la demagogia del premier

Il rapporto con il Parlamento sarà fondamentale: «Il Parlamento ha i propri regolamenti, so che alla Camera è stata già adottata una nuova modalità per considerare le persone positive al Covid in missione. Credo che anche il Senato si dovrà adattare. È chiaro però che a tutti i livelli dobbiamo premurarci perché la curva del contagio sale e più persone vanno in autoisolamento fiduciario e questo può complicare notevolmente lo svolgimento delle ordinarie attività pubbliche e private. Dobbiamo quindi predisporci con delle misure adeguate per rendere molto più flessibili le modalità di lavoro e le riunioni».

Conte ammette anche alcune falle: «Siamo consapevoli che ci sono ancora diverse criticità: facciamo 160 mila tamponi al giorno ma certo non possiamo tollerare le file di ore». Difende la didattica in presenza nelle scuola che «è un asset fondamentale per il nostro Paese».

Mentre sulla possibilità di utilizzare il Mes frena ancora, provocando la reazione del presidente di Italia viva Ettore Rosato («Sono sbalordito per la banalità e la demagogia delle parole di Conte sul Mes») e fa un’analisi: «I soldi del Mes sono dei prestiti, non possono finanziare spese aggiuntive, si possono coprire spese già fatte e vanno a incrementare il debito pubblico. Se li prendiamo dovrò intervenire con tasse e tagli perché devo mantenere il debito sotto controllo». E poi «sugli investimenti in sanità abbiamo investito circa 4 miliardi. Quello che vogliamo dire è che il Mes non è la panacea come viene rappresentato. Quando facciamo questi ragionamenti dobbiamo valutare che in ogni caso avremo interessi contenuti rispetto al rischio che gli analisti colgono, si chiama “stigma”. Decina di Paesi hanno preso il Sure, anche noi. Il Mes nessuno. Ecco perché io ho detto che non ho nessuna pregiudiziale ideologia sul Mes ma prendere il Mes come risolvere a una disputa nel dibattito pubblico non ha senso».

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