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Concentrazioni, stress test e costo del lavoro contratto bancari in salita, pesano 12mila esuberi

Un negoziato per il contratto dei bancari con il convitato di pietra della Bce, che tra un mese pubblicherà gli esiti dei test sulle banche verso la vigilanza unica, e con buona probabilità aprirà una stagione di concentrazioni e altri tagli di personale bancario in Italia. L’Abi prevede 12mila dipendenti e 1.300 sportelli in meno nel 2016 in Italia. E il tam tam degli operatori attende un contributo dalle fusioni che nel 2015 potrebbero ripartire per sistemare vari istituti piccoli e medi: dal Monte dei Paschi a Veneto Banca, da Banca Marche a Popolare dell’Etruria. Si tratta, anche, di ridurre la strutturale sovraccapacità produttiva: nelle attuali condizioni l’Italia non può più permettersi di essere il paese degli sportelli. Anche perché Prometeia – su incarico Abi – ha stimato che i 309mila bancari italiani costano più che nel resto d’Europa (l’1% sugli attivi contro lo 0,6% europeo) e con una produttività inferiore (234mila euro di ricavi per dipendente contro 300mila dei maggiori paesi continentali).

La scadenza del contratto – 30 settembre – cade nel momento più delicato per il settore dall’avvio della crisi sovrana, tre anni fa. Per questo l’Abi sta avendo buon gioco a chiedere una seconda proroga di cinque mesi per rinnovarlo. I sindacati la concederanno, se si accorderà sugli elementi distinti di retribuzione (Edr), 170 euro di aumento che spettavano dalla scadenza contrattuale del giugno 2014. Ma i banchieri un anno fa disdettarono unilateralmente quella scadenza, proprio per evitare gli scatti automatici a loro dire insostenibili per un settore gravato da miliardi di perdite su crediti. L’Abi proporrà alla commissione che si forma domani ad hoc di tabellizzare l’Edr da marzo 2015, data del possibile nuovo contratto. Il sindacato chiede il rispetto integrale dei passati impegni.
Ma l’Edr è una battaglia minore, di principi, davanti a ciò che si prepara. Da una parte un sindacato diviso nelle sigle ma unito nelle rivendicazioni, che intende difendere l’occupazione (dopo un decennio in cui sono spariti 48mila bancari), e il potere d’acquisto, benché in deflazione. Dall’altra i banchieri, che nei tempi grami vedono il costo del lavoro e il numero dei dipendenti come variabili da aggredire per rendere sostenibili i conti, e una redditività poco sopra zero.
Difficile si arrivi a scontri, perché da ambo le parti – soprattutto dalle parti di Palazzo Chigi – c’è consapevolezza che il Paese deve preservare la pax bancaria, se vuole cercare di rialzarsi; sia perché pur malandate le banche restano uno dei pochi posti dove attingere denaro (anche per il governo) sia per non innescare micce sociali peggiori. Tuttavia, il gioco delle parti e qualche ruggine personale tra i sindacalisti e Alessandro Profumo che guida il comitato affari sindacali Abi – non mancano promesse di sciopero e schermaglie. Compresa quella sui supposti aumenti alla dirigenza Mps, «assolutamente inaccettabili » per le sigle sindacali, ma il presidente Profumo ha detto: «Nulla da dire né da smentire. Il top management guadagna il 25% meno della passata gestione».
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