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Con un piano ad hoc può fallire il consumatore meritevole

Via d’uscita dalla crisi per il consumatore. Può liberarsi dei debiti con un piano ad hoc omologato dal giudice. Il decreto crescita due, approvato dal consiglio dei ministri di giovedì 4 ottobre, integra e corregge la legge 3/2012 e offre un’ancora di salvezza ai consumatori, ma solo per quelli ritenuti meritevoli, e dopo averne analizzato la situazione patrimoniale, reddituale e l’esposizione complessiva. Viene così completato il quadro di interventi per la composizione della crisi di soggetti non fallibili.

Come spiegano gli atti preparatori del decreto il provvedimento opera su più fronti.

Viene definita espressamente la figura del consumatore come possibile beneficiario di un’apposita procedura di composizione della crisi da introdursi attraverso la proposta di un piano; la procedura è, essenzialmente, contrassegnata dall’assenza di un procedimento volto ad acquisire l’adesione o il dissenso dei creditori rispetto al piano proposto, ma si basa esclusivamente su di una valutazione giudiziale di fattibilità della proposta e di meritevolezza della condotta d’indebitamento adottata dal consumatore.

Tra le modifiche vanno registrate anche quelle al contenuto del piano (sia esso prospettato dal debitore come un accordo, sia invece formulato dal consumatore), prevedendo la possibilità di un pagamento anche non integrale dei creditori privilegiati (con l’esclusione di determinati crediti tributari e previdenziali, dei quali è possibile la sola dilazione di pagamento).

Si stabilisce la vincolatività della proposta omologata, se superato il vaglio di convenienza, e quello di meritevolezza nel caso del consumatore, anche nei confronti dei creditori che non abbiano aderito alla proposta.

Si riduce, ispirandosi al modello tedesco, al 60% la soglia prevista per il raggiungimento dell’accordo tra debitore non consumatore e creditori.

Viene regolato un autonomo procedimento di omologazione del piano del consumatore fondato su un giudizio di meritevolezza della condotta del debitore, basato a sua volta sulla ragionevolezza della prospettiva di adempimento delle obbligazioni avuta dal debitore e sulla mancanza di colpa nella determinazione del sovraindebitamento.

Si introduce la possibilità di una procedura alternativa di liquidazione di tutti i beni del debitore, anche se consumatore, avente una durata minima quadriennale e si subordina, all’esito della liquidazione, al verificarsi di determinate condizioni e a uno specifico giudizio del tribunale l’effetto di esdebitazione per i crediti non soddisfatti.

Chi è interessato. Al centro del procedimento troviamo il consumatore sovraindebitato meritevole. Tutti e tre i termini vanno spiegati.

Per consumatore si intende il debitore persona fisica che ha assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta. È consumatore chi compra un bene, anche durevole, di consumo e non strumentale all’attività professionale o di impresa. Il consumatore deve essere una persona fisica, mentre non può esserlo una società o una associazione o comunque un soggetto collettivo.

In presenza di masse debitore composite il debitore potrà accedere alla sola procedura di accordo di composizione della crisi.

È in stato di sovraindebitamento chi si trova in una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, ovvero la definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni.

L’indebitamento è quindi sovraindebitamento quando per coprire i debiti bisogna alienare tutti gli immobili o altri cespiti non prontamente liquidabili.

Oggetto della procedura. Il consumatore in stato di sovraindebitamento può proporre un piano che 1) assicuri il regolare pagamento dei titolari di crediti impignorabili; 2) preveda scadenze e modalità di pagamento dei creditori, anche se suddivisi in classi; 3)indichi le eventuali garanzie rilasciate per l’adempimento dei debiti e le modalità per l’eventuale liquidazione dei beni.

La legge consente di presentare un piano che soddisfi anche parzialmente le ragioni dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca possono non essere soddisfatti integralmente. Devono, però, essere pagati per intero i tributi costituenti risorse proprie dell’Unione europea, l’imposta sul valore aggiunto e le ritenute operate e non versate: per queste tasse al massimo si può proporre una rateizzazione.

Il piano, in alternativa, può avere un contenuto semplicemente liquidatorio: il consumatore, può proporre l’affidamento del patrimonio a un gestore per la liquidazione, la custodia e la distribuzione del ricavato ai creditori.

Che cosa deve fare il consumatore. Il consumatore deve depositare la proposta di piano presso il tribunale del luogo della sua residenza.

La proposta viene inoltrata, a cura dell’organismo di composizione della crisi, all’agente della riscossione e agli uffici fiscali, anche presso gli enti locali e deve contenere la ricostruzione della sua posizione fiscale e l’indicazione di eventuali contenziosi pendenti.

Istruttoria della pratica. L’organismo di composizione della crisi elabora una relazione particolareggiata. Nella relazione vanno dettagliate le cause dell’indebitamento e si deve indicare se il consumatore è stato diligente oppure no quando firmava contratti e sottoscriveva obblighi (il giudizio di meritevolezza comincia così). Altri punti della relazione riguardano le ragioni per cui il consumatore non riesce a pagare. Si deve poi ricostruire il profilo del consumatore sviscerando la solvibilità del consumatore negli ultimi cinque anni.

Effetti del deposito del piano. Il deposito della proposta di piano del consumatore, di regola, sospende, ai soli effetti del concorso, il corso degli interessi convenzionali o legali, a meno che i crediti non siano garantiti da ipoteca, da pegno o privilegio.

Il deposito della proposta, invece, non blocca di per sé le azioni di recupero individuali.

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