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«Con questo fisco difficile investire»

Una premessa con la classifica del Doing Business: per essere compliant con il sistema fiscale l’impresa media italiana deve impiegare 269 ore di lavoro. Risultato: 138° posto, su 189 economie. Nel tempo non siamo migliorati, ma peggiorati: sette anni fa, nello stesso rapporto, l’Italia risultava al 117° posto su 175 economie esaminate.
È alla luce di questa premessa, oltre che dei dati sugli ultimi anni di crisi, che Andrea Bolla, presidente del Comitato tecnico per il fisco di Confindustria, ha messo in evidenza la questione fisco, nell’audizione di ieri in commissione Finanze e Tesoro del Senato sul primo decreto di attuazione della delega fiscale. «Il fisco è ancora oneroso e poco chiaro, scoraggia investimenti e internazionalizzazione». Si intravedono, ha aggiunto, timidi segnali di una possibile ripresa, che si prospetta lenta e fragile, «ma per riprendere a crescere non basta l’ordinaria amministrazione, ma serve uno sforzo eccezionale» e per questo «la leva fiscale è centrale».
Serve un fisco chiaro e trasparente. «Di semplificazione abbiamo un assoluto bisogno, ecco perché non va tradito il mandato della delega fiscale di un intervento organico e profondo di semplificazione fiscale».
Invece lo schema di decreto legislativo in esame in Parlamento «è positivo ma non è assolutamente sufficiente». Le semplificazioni introdotte «sono troppo poche e troppo timide, il decreto è ben lontano dall’esaurire l’ambito degli interventi urgenti», ha detto il presidente del Comitato. E ha incalzato ancora: «Non è tempo di aspettare, di interventi spot, di riforme avviate ma non completate». È indispensabile, quindi, per Confindustria, correggere il provvedimento, rafforzando le misure già previste e introducendo un pacchetto ulteriore di misure, da tempo condivise anche con altre associazioni. «Non prosciugherebbero ancora il mare della burocrazia che sta affogando le imprese, ma che almeno ci farebbero emergere con il naso dal pelo dell’acqua, consentendoci di respirare».
Farne di meno, «farne a metà sarebbe un peccato mortale», ha aggiunto ancora Bolla: «Abbiamo il dovere di sostenere rapidamente i segnali di ripresa». Inoltre la tassazione ha raggiunto «livelli non più sostenibili, non solo in termini di prelievo ma anche di complessità e instabilità degli adempimenti». In questa difficile fase economica, le imprese e che si internazionalizzano, ha detto davanti ai senatori Bolla, offrono un’occasione di ripresa e di traino per l’intero paese. «Non possiamo sprecarla, ostacolandole con norme vaghe che offrono elementi per facili constestazioni che fomentano contenziosi costosi i cui esiti sono sempre più imprevedibili». La competizione fiscale «deve essere fatta prima di tutto di regole semplici: un ordinamento che non ne tenga conto è miope, allontana le imprese dagli investimenti in Italia e fa perdere valori che possono generare reddito».
Bolla ha insistito su una serie di aspetti: va mantenuto l’impegno di rendere integralmente deducibile l’Imu ai fini Ires e Irap e eliminare le attuali duplicazioni e distorsioni del prelievo Tari-Tasi sulle aree produttive. Vanno ripristinate condizioni di normalità e di uniformità di trattamento sul territorio. La dichiarazione dei redditi precomplilata «rischia di complicare ulteriormente le persone giuridiche». Inoltre la disciplina fiscale di responsabilità solidale fiscale negli appalti anche in questa occasione non è riuscita ad arrivare al decreto. La semplificazione che la delega affida al governo con il decreto in discussione secondo Bolla è solo all’inizio. Si deve creare un quadro legislativo stabile e in questa direzione si dovranno muovere anche gli ulteriori decreti delegati, con due priorità: stabilità e certezza del diritto e in particolare revisione e adeguamento del sistema sanzionatorio, con una norma generale che definisca l’abuso del diritto e legittimi la ricerca del risparmio fiscale se condotta nel rispetto formale delle norme. Un secondo aspetto importante è razionalizzare la fiscalità d’impresa.
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