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«Con questa riforma meno occupati»

di Nicoletta Picchio

ROMA
Andare avanti con le riforme, senza mediazioni al ribasso. Sul lavoro, ma anche sui finanziamenti ai partiti, sui tagli alla spesa pubblica, necessari per abbassare le tasse. «Ci condannerebbero ad uno scenario dove cresceremo sempre meno, avremo meno occupazione, daremo meno speranza ai giovani, con un paese che si piega su se stesso».
Emma Marcegaglia parla agli industriali di Rovigo, prima di ricevere il premio Rhodigium. L'attenzione è rivolta alla riforma del mercato del lavoro, che oggi comincia il suo iter al Senato. Ma la presidente di Confindustria ha alzato il tiro anche sul fisco: bisogna ridurre le tasse su imprese e lavoratori, «un problema serio che il governo si deve porre». Oltre che sul credito e sui pagamenti della Pa verso le imprese: «Cento miliardi, una cosa che fa urlare, non da paese civile»
In particolare sul lavoro la Marcegaglia ha sottolineato le aperture del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, sulle modifiche in Parlamento. È questo l'obiettivo degli industriali: riequilibrare un testo che il mondo delle imprese ha bocciato. «Noi siamo responsabili. Nessuno sta chiedendo di stravolgere tutto. Però ci sono alcuni punti, specie sulla flessibilità in entrata, che se non verranno cambiati non solo non creerebbero nuova occupazione, ma rischierebbero di ridurla». Sui licenziamenti, per la Marcegaglia l'accordo del 23 marzo raggiunto a Palazzo Chigi tra governo a parti sociali, eccetto la Cgil, «è una buona soluzione». In quel primo testo per i licenziamenti economici veniva previsto solo l'indennizzo. Dopo la mediazione del presidente del Consiglio con i partiti è stata reintrodotta la possibilità del reintegro, nei casi di «manifesta insussistenza del fatto». Una soluzione che, secondo la Marcegaglia «ridà incertezza, rimette in mano ai giudici anche le decisioni sui licenziamenti per motivi economici». La presidente di Confindustria ammette che «c'è stato un avanzamento» perché oggi i giudici devono reintegrare in caso di licenziamento illegittimo, «domani il giudice potrà scegliere entro alcuni paletti che sono stati definiti. Ecco, noi vorremmo che si ragionasse anche su questo punto».
Sulla riforma Confindustria presenterà una serie di proposte al governo e ai partiti, facendo fronte comune con le altre organizzazioni imprenditoriali. Oggi è previsto un incontro (vedi articolo a destra).
Insieme al lavoro, il Governo deve andare avanti sul resto delle riforme, a partire dal fisco e dalla spending review sulla spesa pubblica. «La pressione fiscale è al 45%, su chi paga le tasse al 60. È uno dei livelli più alti in Europa. Così è difficile fare crescita, consumare, fare investimenti». E poi il credito: «è una criticità assoluta». Ed è «drammatico» il problema dei pagamenti della Pubblica amministrazione: i ritardi, ha detto la presidente di Confindustria, hanno portato ad un inceppamento anche dei pagamenti tra privati, soprattutto le grandi imprese che non pagano le piccole. Le banche, ha aggiunto, danno pochi soldi, per le regole di Basilea 3: «Si fa poca crescita, anzi è recessione. Anche quelli che riescono a vendere all'estero non ricevono i pagamenti, non hanno soldi dalle banche per il circolante o per gli investimenti, non ce la fanno e falliscono». Sono 33mila, ha detto, le aziende fallite in Italia. Confindustria sta lavorando su questo problema, «per far sì che parte dei finanziamenti della Bce sia utilizzata per finanziare gli investimenti, stiamo lavorando anche con la Cassa depositi e prestiti. Servono misure per il credito a medio termine».
Parlando a Fratta Polesine, in provincia di Rovigo, la Marcegaglia ha sottolienato la capacità di ripresa del Nord-Est, che sta dando segnali di miglioramento. «Anche il presidente designato Giorgio Squinzi – ha aggiunto – ha riconosciuto l'altissimo livello associativo ed economico del Veneto: non c'è dubbio che avrà un ruolo molto importante anche con la nuova presidenza».
Ed ha insistito sul problema del finanziamento dei partiti: «La politica non si sta minimamente autoriformando, è un tema vero e ancora più forte ora che gli imprenditori non ce la fanno più. Bisogna velocizzarlo». Per il suo futuro non immagina la politica: «tornerò in azienda con piacere». Ma vede positivamente una donna alla presidenza della Repubblica. Su Confindustria ha sottolineato di aver ridotto i costi centrali del 20%: «Ora tocca alle territoriali di categoria e regionali, mettendo insieme i servizi, migliorando l'efficienza».

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