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“Con Ponzellini solo scambi amicali e nessuna consulenza a mia moglie”

MILANO — Il ministro dell’Economia Vittorio Grilli ha preso finalmente carta e penna per chiarire i suoi comportamenti in relazione a due fatti di cronaca rivelati entrambi da Repubblica nelle scorse settimane. Il primo riguarda le presunte consulenze alla sua ex moglie da parte di una società del gruppo Finmeccanica, di cui si parla per la prima volta in un interrogatorio dei pm di Napoli all’ex presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi. Grilli ricorda che la circostanza è già stata smentita da un comunicato dell’avvocato della signora Lowenstein e dalle società interessate. «E a queste inequivocabili smentite posso solo aggiungere che mai ho chiesto o sollecitato qualsivoglia tipo di intervento a favore di Lisa Lowenstein a dirigenti Finmeccanica, presenti o passati». A questo punto solo gli atti finali dell’inchiesta in corso potranno dire se la consulenza effettivamente esiste o se le smentite hanno un fondamento e soprattutto se ci sia stato un interessamento da parte dell’allora direttore generale del Tesoro. Il secondo fatto riguarda le intercettazioni telefoniche tra Grilli e Ponzellini risalenti a un anno fa quando l’attuale ministro era in corsa per la carica di governatore della Banca d’Italia. Il suo nome era stato fatto dall’ex ministro Giulio Tremonti, con cui Grilli lavorava da anni, e si contrapponeva a quello di Fabrizio Saccomanni che rappresentava invece la candidatura interna per la successione a Mario Draghi, in partenza per la Bce. Nelle conversazioni Grilli cercava l’appoggio di Ponzellini per sostenere la sua candidatura in ambienti della sinistra, in particolare presso il segretario del Pd Pier Luigi Bersani.
E si mostrava assai infastidito per le voci che circolavano a Milano sul fatto che se fosse andato in Banca d’Italia avrebbe messo a posto la bufera che si era scatenata sulla Bpm, di cui Ponzellini era presidente. Grilli nella sua lettera di ieri – indirizzata al Sole 24 Ore che ha ospitato un editoriale di Luigi Zingales sullo spinoso tema – ha ricordato che il suo rapporto amicale con Ponzellini e la sua famiglia risale a vent’anni fa, quando uno era vicepresidente e l’altro nel cda della Banca Europea degli Investimenti. «Durante le settimane che hanno preceduto la nomina a governatore della Banca d’Italia – scrive Grilli – diversi conoscenti e amici mi hanno reso partecipe, in forma privata, delle loro considerazioni e valutazioni in merito alla vicenda, così come penso sia comprensibile accada in questi casi. È solo in questa chiave amicale e privata che possono essere lette le conversazioni, con mia sorpresa pubblicate, e giudicato il loro tono colloquiale e informale». Resta il fatto che all’amico Ponzellini Grilli ha chiesto di far arrivare il suo nome a Bersani auspicando il non ostruzionismo della sinistra.
Sulla questione Bpm Grilli aggiunge che «ogni insinuazione o altra interpretazione sono da considerarsi false. Come è falso insinuare, anzi è un obbrobrio, che una mia eventuale nomina alla guida della Banca d’Italia (peraltro mai avvenuta) avrebbe potuto allentare il controllo della Vigilanza (cosa che mai avrei fatto, né sarebbe consentito fare ad alcun governatore). Questa voce diffamante circolava in quei giorni e fu causa di mia grande irritazione che portò a lamentarmi con Ponzellini».

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