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«Con lo sblocco licenziamenti non ci sarà forte calo di posti»

Una «discontinuità costruttiva» rispetto alle misure di emergenza, per sostenere la ripresa e rafforzare la competitività. Ha esordito così Francesca Mariotti, direttore generale di Confindustria, nell’audizione di ieri sul decreto Sostegni bis alla Camera. Per poi entrare nel merito di «alcuni problemi aperti su cui Confindustria ha avanzato proposte puntuali, anche per sostenere il potenziale di crescita». E soffermarsi sul metodo: serve chiarezza nei rapporti tra governo e parti sociali per evitare incertezze e agire con coerenza.

Davanti ai deputati Mariotti ha ricordato la vicenda dello sblocco dei licenziamenti e l’azione di Confindustria per evitare il protrarsi del congelamento.«Il blocco verrà tolto in una situazione di espansione dell’economia, in cui le prospettive occupazionali sono buone. Con l’eliminazione ci sarà un aggiustamento fisiologico, visto che il mercato è rimasto bloccato da più di un anno, ma non c’è da aspettarsi una emorragia di posti», ha detto il direttore generale di Confindustria. L’Italia, ha ricordato, è l’unico paese che ha avuto il blocco: «Gli altri, che non l’hanno adottato, non stanno registrando un aumento dei licenziamenti».

Piuttosto «stupisce che da un anno il dibattito si sia focalizzato sul blocco quando è urgente accelerare sulla riforma degli ammortizzatori sociali e politiche attive e sulla formazione professionale», per rispondere alla domanda delle imprese di nuove competenze che sarebbero pronte ad assumere.Il clima di contrapposizione, ha aggiunto, mette in ombra interventi positivi del decreto, che recepisce alcune istanze di Confindustria tra cui la proroga della moratoria, allungamento fa 6 a 10 anni dei tempi di restituzione dei debiti, proroga al 31 dicembre 2021 del regime speciale di intervento del Fondo di garanzia per le Pmi, modifica delle procedure di recupero Iva sui crediti non riscossi, rinvio plastic tax al primo gennaio 2022, anche se la richiesta di Confindustria è l’eliminazione.Ci sono però questioni aperte come il funzionamento di alcuni strumenti di intervento che attendono il via libera della Commissione Ue, come per esempio l’allungamento della restituzione dei debiti. È necessario che si faccia rapidamente e che il governo informi le imprese. Altro rischio di ritardi è rappresentato dal «significativo» rinvio a decreti attuativi. È il caso per esempio dei contributi per compensare le perdite con il riferimento ai costi fissi.

Sul Fondo di garanzia sarebbe opportuno lasciare la copertura invariata all’attuale 90 per cento. Per la capitalizzazione delle imprese secondo Mariotti sarebbero stati di maggiore impatto interventi a compensazione integrale delle perdite fiscali o forme di carry back, nonché un incentivo fiscale vigoroso per le imprese che aumentano il capitale e i privati che vi investono.Sul lavoro sarebbe stato «cruciale» associare alla Cig la formazione, come è stato fatto in Francia, per rendere più occupabili le persone. Il decreto Sostegni bis continua ad avere una visione emergenziale, è assente qualsiasi riforma organica delle politiche del lavoro, cerca di «rattoppare» criticità dove servono riforme. Inoltre si introduce il «pericoloso precedente» di prevedere come «contropartita» al blocco la sospensione del versamento del contributo addizionale dovuto per la Cig. «Si sarebbe dovuto anche sospendere l’obbligo di versamento della contribuzione ordinaria per la Cig dovuta dalle imprese soggette a questa ulteriore limitazione». Manca inoltre nel decreto un intervento sui contratti a termine per superare i vincoli.

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